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    Chronicles of Särna

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    Il giovane assiolo oscilla la testa per segnalare la sua posizione

    © Vitantonio Dell'Orto

    Una lieta storia triste

    A tu per tu con un piccolo assiolo

    Pubblicato in "L'immagine raccontata", Oasis 160, lug/ago 05

    Avevo sempre sperato che gli assioli nidificassero nel mio giardino. Negli ultimi anni gli assioli hanno frequentato la mia casa, limitandosi a cacciare nel prato e a cantare dagli alberi, per la gioia del sottoscritto e dei miei ospiti; ogni sera li vedevo, piccole sagome a pochi metri dalla finestra, e pensavo al modo di fotografarli. Abitare in campagna non è solo piacevole, infatti, ma garantisce qualche occasione supplementare di scatto, per una volta senza troppa fatica (considerando la scarsa disposizione della fauna italiana a lasciarsi individuare e avvicinare).

    L'assiolo è un piccolo gufo dalle abitudini schive, notturno e mimetico, difficile da vedere. Il suo canto, un breve e flautato "chiù" ripetuto all'infinito, popola le notti estive fin nelle periferie cittadine, nonostante il suo ambiente elettivo sia la campagna mediterranea. Le colline dove vivo ne ospitano una discreta popolazione, e i monotoni richiami si rincorrono incessantemente tra le case e i campi.

    Da qualche notte un assiolo strepitava in modo anomalo, mai udito prima. Ora ne vedo due assieme: con delle cavallette nel becco vanno e vengono nella semioscurità del crepuscolo estivo. "L'imbeccata", penso subito. Sento uno strano soffio, prendo una torcia e mi metto a cercare nell'erba. In breve lo trovo: una piccola palla di piume che mi guarda con aria comica, segno inequivocabile e benvenuto di una nidificazione andata a buon fine (forse in un vecchio nido di gazza). Il piumaggio è già formato, ma non è ancora in grado di volare. È normale: i giovani gufi abbandonano il nido molto presto, fidando sui robusti artigli con cui scalano rami e tronchi, forse per diminuire il più possibile il rischio che un predatore sorprenda insieme l'intera nidiata. Lo raccolgo e lo poso su un ramo ad un metro e mezzo dal prato. I gatti frequentano il giardino, ed ora mi è chiaro il significato delle strane grida delle notti precedenti. Sembra intontito, non protesta, e il tentativo di gonfiarsi nel tipico atteggiamento terrifico é pigro e senza convinzione. Forse non é troppo spaventato: in fin dei conti devo essere il primo essere umano che incontra (e poteva capitargli di peggio). Piega il capo in modo curioso, con la caratteristica oscillazione della testa detta head cocking, che usa per segnalarsi silenziosamente ai genitori, e sollecitarne l'imbeccata.

    Lo lascio lì, fuori della portata del gatto dei vicini che già vedo aggirarsi per strada. È ad un metro da dove l'ho raccolto: non sarà un problema per gli adulti trovarlo. Rientro in casa e aspetto. Li vedo tornare dopo cinque minuti, e lo contattano con gemiti sommessi. Le loro silhouettes, in cui distinguo grandi cavallette nel becco, si stagliano contro il cielo quasi nero. Con rapide puntate si avvicendano sul ramo dove sono attesi. Vedo il piccolo divorare gli insetti, lunghi quasi come lui, con goffi movimenti del collo, scuotendosi tutto. La storia ha un epilogo triste. Il mattino successivo lo trovo senza vita, proprio sotto il ramo dove l'avevo lasciato, proprio quando pensavo fosse al sicuro. Torno con il pensiero a quell'indolenza che la sera prima avevo interpretato come distacco, e che ora leggo come debilitazione.

    Assiolo

    Scops Owl (Otus scops)

    © Vitantonio Dell'Orto

    La Natura ha le sue leggi; possono sembrare dure, a volte. Quella sera stessa scopro altri due piccoli: più robusti e vitali, sgambettano vivacemente restando ben ancorati ai rami alti. L'individuo più debole di una covata è destinato a perire. Nasce come margine di sicurezza, come espediente statistico in caso di problemi ai fratelli; la schiusa delle uova è asincrona, proprio per creare questo decalage. Il ciclo della vita è rispettato, la riproduzione della specie è assicurata. 

    Ho trascorso le notti seguenti svegliandomi ad ogni grido, uscendo a cacciare mici puntualmente interessati sino a che i gufi sono spariti dal mio giardino, presumibilmente in buona salute. Durante il giorno ho aguzzato la vista per cercare di individuare gli adulti, che restano nei pressi per sorvegliare i giovani, e il mio sforzo è stato premiato dal successo: uno dei genitori ha passato la settimana sul noce a pochi metri dalla mia casa. Il suo mimetismo contro il tronco è sorprendente: benché ne conoscessi il posatoio e pur avvicinandomi a pochi metri, individuarlo ogni volta non è stato affatto semplice. La luce solare che penetra nel fogliame, in genere fonte di disturbo, in questa occasione contribuisce a dare un po' di rilievo alla sagoma dell'animale.

    Luglio è la stagione in cui i giovani lasciano il nido: la coppia è qui di nuovo, e mentro scrivo queste righe la sento cantare. A giorni forse sarò alle prese con un'altra nidiata. Pensandoci bene, questa è comunque una storia a lieto fine.