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...e una (nidiata) dal futuro
incerto.
Un nido ambiguo
per la Beccaccia di mare.
Pubblicato
in "L'immagine raccontata", Oasis 174, mar 08
Isola di Andøya,
nell'arcipelago delle
Vesterålen: ennesimo gioiello della straordinaria collezione di aree
naturalistiche della Scandinavia, meno note delle "cugine" Lofoten,
con cui confinano, ma altrettanto affascinanti e forse più ricche di
vita.
Guidando lungo le
stradine deserte m'imbatto in alcune rozze cassette di legno piantate su pali di
legno, strutture seminate con una certa regolarità non lontano dalle case
sparpagliate lungo la costa.
Non faccio in tempo a
chiedermi di cosa si tratta che la risposta arriva da sé: dall'orlo di una di
queste occhieggia una Gavina (Larus canus), e poi un'altra poco più in là, e
un'altra ancora, fino a che non decido di fermarmi di fronte a quella che ha per
inquilino una Beccaccia di mare (Haematopus ostralegus), che subito allunga il
collo per curiosare.
Comprensibile che
queste piattaforme siano così intensamente sfruttate: gavine e beccacce
depongono di norma al suolo, dove le nidiate si affidano solo alle probabilità
statistiche per evitare volpi, visoni e altri predatori terrestri.
Devo essere onesto:
sulle prime ho dato per scontato che la lungimiranza e la tolleranza tipiche
delle genti scandinave fossero arrivate a posare queste cassette per pura
generosità nei confronti degli uccelli marini, magari nell'ambito di una
qualche campagna di ripopolamento (non che paressero averne bisogno, visto che
le due specie sono comuni e abbondanti ovunque).
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