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Chronicles
of Särna

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© Andrea
Barghi
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La leggenda del daino
bevitore.
Pubblicato
in "L'immagine raccontata", Oasis 170, giu 07
Dopo aver visto degli
animali che si muovevano in un contesto urbanizzato (Surf
a due piazze), ecco stavolta qualcosa di esattamente opposto: un segno
dell’uomo piazzato in un ambiente naturale... e che ambiente! L’immagine è
stata colta nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, presso l’Alpe di
San Paolo. Si tratta di un poggio aperto, una distesa di prati lungo una cresta
con una visuale a 360 gradi sulle montagne circostanti, nel cuore più selvaggio
del parco. Un casale in pietra ormai diroccato è testimone silenzioso di un
passato di pastorizia.
Il luogo non tradisce
questa vocazione nemmeno oggi, ma la declina secondo canoni più consoni ad
un’area protetta: i daini pascolano confidenti a decine, e i cervi, seppur più
raramente, frequentano il sito. Anche il lupo, vista tanta abbondanza, è
avvistabile sul falsopiano con regolarità. L’incantevole quadro tra il
selvaggio ed il bucolico è impreziosito dalla piccola chiesa abbandonata di San
Paolo in Alpe, incastonata in una corona di alberi secolari presumibilmente
piantati dai religiosi di un tempo.
Andrea Barghi, nome
nobile della fotografia naturalistica italiana nella sua interpretazione più
spirituale e vero elfo ad honorem delle Foreste del Casentino, conosce
l’area come le sue tasche, avendovi vissuto per quasi tutta la vita, e
dedicato corpo e anima (soprattutto quest’ultima) a ritrarla in ogni modo.
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L’immagine è sua,
e per una volta non è uno dei magici paesaggi silvani che rappresentano la sua
migliore cifra stilistica, ma la testimonianza di un momento quantomeno curioso.
Proprio qui gli
abitanti di un borgo vicino, godendo di un permesso discutibile, avevano
organizzato una festa popolare, usando l’alpeggio come luogo di ritrovo e il
rudere religioso come punto di ristoro: “Vecchia osteria di San Paolo”
recitava ancora con una punta d’enfasi caricaturale il cartello, qualche
giorno dopo, quando l’happening era terminato senza che fossero state rimosse
tutte le tracce del suo passaggio. Andrea era là, come gli accade spesso,
celato nell’incavo del tronco di un maestoso pioppo nero, nascosto dietro un
lungo teleobiettivo, quando un daino si è avvicinato alla porta dell’ex
“osteria”, prima esitando, poi imboccando l’ingresso con decisione, come
se avesse avvertito, magari apprezzandolo, qualche residuo effluvio etilico
della passata bisboccia.
© Vitantonio Dell'Orto 08/2007
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