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Meloë proscarabeus su orchidea Ophrys fuciflora.
© Vitantonio
Dell'Orto
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Il pranzo è fiorito.
Un’insolita interazione tra specie complesse
Pubblicato
in "L'immagine raccontata", Oasis 158, dic.04
È sempre un’esperienza magnifica sedersi nei prati aridi
collinari, osservando il microcosmo di fiori e insetti agitarsi intorno a me.
Ogni tanto un movimento, un colore attrae l’attenzione in modo particolare;
tuttavia, pur passando molto tempo con la faccia a venti centimetri da terra,
non capita spesso di imbattermi in scene così interessanti: un coleottero Meloë
proscarabeus sta divorando un fiore di Ophrys fuciflora. La
situazione è di per sé singolare, non solo per l’insolita interazione, ma
anche per le particolarità dei suoi attori principali: appaiono infatti nello
stesso scatto due campioni dell’evoluzione nei rispettivi mondi, due forme
viventi complesse e dalle strategie riproduttive sofisticate.
Cominciamo dall’insetto: dalle uova deposte nell’erba si
sviluppano piccole larve attive e unghiute, dal curioso nome di triungulini, che
risalgono gli steli dei fiori e si agganciano agli insetti che li visitano,
principalmente api; in alternativa scovano a terra nidi di cavallette. In
entrambi i casi si cibano delle uova dei malcapitati anfitrioni. Parte quindi
una lunga serie di mute che produce stadi larvali così dissimili tra loro da
essere stati considerati di specie diverse; ognuno è adatto a superare una
particolare fase della stagione. Uno è destinato a superare l’inverno, in
forma di pupa, e nella primavera successiva (non prima di un paio di ulteriori
mute), l’insetto adulto vede la luce, pronto a ricominciare il ciclo
dall’inizio, magari cominciando con una succulenta colazione a base floreale.
L’Ophrys Fuciflora è un’orchidea, i fiori per i quali, più di
altri, si accendono le passioni dei fotografi, grazie alla varietà di forme e
di tinte.
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L’interesse scientifico delle orchidee non è certo
inferiore alla loro bellezza: rappresentano uno degli stadi più recenti e
complessi tra le piante a fiore. Le Ofridi, in particolare, sono tra le più
sofisticate, materiale evolutivo plastico ancora in divenire, al punto da essere
spesso difficilmente classificabili. Imitano nelle forme la femmina di un
insetto, ognuna specializzata in una singola specie, e ricorrono pure
all’inganno chimico, emettendo sostanze simili ai feromoni, quegli “odori”
che sono un irresistibile richiamo sessuale per gli insetti maschi. In questo
modo le piante trasformano le loro corolle in perfette trappole erotiche.
L’amplesso che ne consegue lascia sull’addome
dell’insetto una minuscola sacca pollinica che vi rimane incollata fino al
successivo, e altrettanto vano, accoppiamento con un’altra pianta, garantendo
così il successo della fecondazione (almeno dal punto di vista del fiore).
Proprio quella piccola appendice gialla qui visibile su un’antenna
dell’affamato coleottero, rimasta fissata durante il pasto, che ci permette di
immaginare come, almeno in teoria, l’insetto potrebbe posarsi su un’altra Ophrys
e fecondarla, esattamente come se fosse stato quello per cui la pianta era
programmata.
Una foto che documenta quindi un’ulteriore quanto casuale
strategia riproduttiva, oltre al mimetismo fisico e chimico: l’offerta
alimentare. È certo singolare che un fiore così specializzato nell’inganno
sessuale "rischi" di riprodursi per il semplice fatto di essere gustoso. Una
nota finale più squisitamente fotografica: per dare il giusto risalto al bel
riflesso bluastro dell’insetto è stato usato un pannello di schiarita in
posizione laterale.
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