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    Orchidea Calypso Bulbosa

    Fairy Slipper (Calypso Bulbosa)

    © Vitantonio Dell'Orto

    Appuntamento con la ninfa.

    L'orchidea Calypso, gemma del Nord.

    Pubblicato in "L'immagine raccontata", Oasis 175, mag 08

     

    Chi mi segue sa che prediligo due temi, tra i tanti: Scandinavia e orchidee selvatiche. Cosa potrebbe dunque attrarmi più dell'orchidea scandinava per eccellenza? Calypso: il nome è di una ninfa mitologica, e significa "colei che si cela". 

    Perfetto per questo piccolo essere che ama siti riparati nella foresta, leggendaria nel nome quanto leggiadra nell'aspetto. Rara, tuttavia, difficile da rinvenire anche per la breve fioritura (poco più di una settimana), tanto che la speranza di incontrarla nei miei viaggi nordici è stata disattesa per anni. 

    Facile quindi immaginare il fremito quando un conoscente mi dice con nonchalance: "Calypso? Ti ci porto io: è qui, poco fuori città". Potenza del paesaggio lappone, dove le città sono isole antropizzate in mezzo ad una natura pervasiva, e non il contrario come nel resto d'Europa. 

    Calypso bulbosa appartiene all'ampia schiera di essenze che impreziosiscono le estati nordiche con una varietà di forme e colori che cozza con il luogo comune di Artico come posto brullo. Come sulle Alpi, le fioriture sono esplosive, e della deflagrazione hanno il breve respiro, con una stagione calda che dura poche settimane.

    L'appuntamento è in una fitta foresta con sottobosco umido; ci arrivo emozionato, come fosse una bella donna… Eccola! Bella lo è davvero, altera come una regina sotto la corona di sepali appuntiti, ma dolce per la tinta sbarazzina, la struttura lieve, il capolino fiorito che tentenna ad ogni refolo d'aria.

    Mi colpisce però la dimensione: è davvero minuscola! Meno di dieci centimetri di pianta, incluso un fiore che non supera i tre, sorge appena da un caos di rami, pigne, foglie: fotograficamente un incubo. L'eccitazione muta in frustrazione, e pare quasi che il matrimonio non s'abbia da fare, l'unione fotografica tra la minuscola donzella e il corpulento umano che la brama. Ecco un esemplare in un'area appena più sgombra: comincio a sperare.

    Come fotografare una creatura così piccola, in un ambiente confuso? Reprimo una fugace visione di me stesso mentre rado al suolo tutto ciò che si trova nei pressi, e passo ad opzioni meno cruente. Scelgo un tele da 300 millimetri: fotografare fiori con un'ottica lunga può apparire eccessivo e scomodo. I vantaggi, però, sono tali da far perdonare la criticità d'uso. Il valore aggiunto è la ridotta profondità di campo che, con un punto di ripresa più basso possibile (per allontanare il fondale), mi lascia trasformare il carico di dettagli di sfondo in un omogeneo sipario, ideale per far risaltare il fiore. 

    Preferisco poi tenermi distante ed inserire nell'immagine il virgulto di pino: esprime le dimensioni della piantina, equilibra la composizione. Assiste sovrastandola, pare che la sorvegli… L'unione si compie, ed ho trovato anche il testimone di nozze.

    Orchidea Calypso Bulbosa

    Fairy Slipper (Calypso Bulbosa)

    © Vitantonio Dell'Orto

     

    Far, rare, but above all wonderful. In three words is contained the identity card of the Calypso, the northern orchid par excellence. His distribution area is in fact the northern region, around the Polar Circle and beyond, both in Europe and North America. The brief flowering (lasting about a week) and its limited diffusion make it a yearned and particularly charming subject. The plant is very small, around 10/ 12 cm including the flower that doesn't exceed 4 cm. This modest size, joined to the curved looking and the predilection for the damp and marshy places, for sure make it a quite uncomfortable subject to photograph. This predilection itself for the wet grounds has unfortunately caused a diminution due to the global heating.

    When the subject is so delicate in shape and shades, as often happens with the flowers, the problem is how to not misrepresent its loveliness. The soft light of a cloudy day is the better solution to not betray the delicacy of the tones; the wide aperture has allowed a bold defocusing of the background, softening the details and makes it less readable, more uniform and more suitable to show up the subject. The flower itself is not entirely focused, but enough to sketch out the delightful structure.