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    Beccaccia di mare in cova

    Breeding Oystercatcher

    (Haematopus ostralegus)

    © Vitantonio Dell'Orto

     

    ...e una (nidiata) dal futuro incerto.

    Un nido ambiguo per la Beccaccia di mare.

    Pubblicato in "L'immagine raccontata", Oasis 174, mar 08

    Isola di Andøya, nell'arcipelago delle Vesterålen: ennesimo gioiello della straordinaria collezione di aree naturalistiche della Scandinavia, meno note delle "cugine" Lofoten, con cui confinano, ma altrettanto affascinanti e forse più ricche di vita. 

    Guidando lungo le stradine deserte m'imbatto in alcune rozze cassette di legno piantate su pali di legno, strutture seminate con una certa regolarità non lontano dalle case sparpagliate lungo la costa. 

    Non faccio in tempo a chiedermi di cosa si tratta che la risposta arriva da sé: dall'orlo di una di queste occhieggia una Gavina (Larus canus), e poi un'altra poco più in là, e un'altra ancora, fino a che non decido di fermarmi di fronte a quella che ha per inquilino una Beccaccia di mare (Haematopus ostralegus), che subito allunga il collo per curiosare.

    Comprensibile che queste piattaforme siano così intensamente sfruttate: gavine e beccacce depongono di norma al suolo, dove le nidiate si affidano solo alle probabilità statistiche per evitare volpi, visoni e altri predatori terrestri.

    Devo essere onesto: sulle prime ho dato per scontato che la lungimiranza e la tolleranza tipiche delle genti scandinave fossero arrivate a posare queste cassette per pura generosità nei confronti degli uccelli marini, magari nell'ambito di una qualche campagna di ripopolamento (non che paressero averne bisogno, visto che le due specie sono comuni e abbondanti ovunque). 

    Avevo già visto qualcosa di simile nelle regioni della taiga svedese, in relazione al Quattrocchi (Bucephala clangula), un'anatra nordica che depone nei buchi di grossi tronchi; elementi che anche nella patria dei boschi di conifere cominciano evidentemente a scarseggiare a causa dello sfruttamento forestale.

    Niente di tutto questo. Al contrario: come avrei scoperto in seguito, non senza una punta di perplessità, le cassette non sono altro che un pratico stratagemma ideato dagli abitanti dagli isolani per procurarsi uova fresche col minimo sforzo. Forse il clima è un po' rigido per delle normali galline, che oltretutto vanno foraggiate. "Dal produttore al consumatore", è il minimo che si possa dire, in casi come questo. Si tratta di una pratica tradizionale ancora parzialmente in voga, anche se in calo; una prassi, va detto, che al di là di un giudizio etico necessariamente condizionato dalla distanza culturale e dalle convinzioni personali, non mina in realtà la consistenza numerica degli uccelli, i quali in genere rimpiazzano prontamente le uova con covate sostitutive. 

    Lungi dal giudicare, non ho comunque potuto fare a meno di sentirmi sollevato, sapendo che la gran parte delle cassette è ormai soltanto ciò che appare a prima vista, un sicuro e comodo nido.

     

    © Vitantonio Dell'Orto 4/2008