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Lunga 137 chilometri
ma larga 16 nel punto più ampio, Öland è speciale già a partire dalla forma.
È il contenuto, tuttavia, a stupire. Situata nel Baltico meridionale in
territorio svedese, è un mosaico di ambienti disparati, distribuiti su un
territorio pianeggiante (punto più alto: 55 mt).
Pinete boreali
convivono con boschi di latifoglie che ospitano alcune tra le querce più
vecchie d'Europa. Pochi metri più in là potete sdraiarvi sulla riva sabbiosa,
o avvistare un alce che sbuca da un'abetina. Laghi, paludi e una costa
impreziosita da lunghe spiagge: una buona fetta della natura nordica è qui
concentrata e mischiata a pennellate mediterranee, favorite dalle estati torride
che ne fanno una meta balneare privilegiata (evitatela in luglio).
Ancora: le
testimonianze culturali, con una concentrazione di tumuli sepolcrali, pietre
runiche e mulini antichi (400 rimasti dalle migliaia originali) unica in Europa.
All'estremità meridionale la riserva di Ottenby e la sua stazione ornitologica:
siamo in una delle tre zone più importanti del continente per la migrazione
degli uccelli, ponte ideale orientato sull'asse nord/sud lungo il quale milioni
di uccelli migrano da e per Siberia e Scandinavia. Oltre 300 specie sono state
osservate, e lungo la costa non è inusuale rilevare più di trenta specie
simultaneamente solo tra i limicoli di passo.
Non vi basta? C'è di
più: il substrato dell'isola è un immenso tavoliere di calcare creato
dall'innalzamento del fondo marino, circostanza rarissima in Europa. In molte
aree il letto di roccia fossilifera è esposto, creando ambienti di pascolo
arido unici al mondo detti Alvar, ancora utilizzati per il bestiame brado. Il
panorama è scabro, uniforme, a tratti surreale, punteggiato da grandi macigni
stondati dalla glaciazione che, ritirandosi, li ha deposti in una così
improbabile collocazione.
Non ci sono alberi:
dove il calcare affiora solo l'erba riesce a vivere, disegnando sottili linee
verdi lungo le fessurazioni del suolo, laddove si deposita un po' di limo.
Altrove solo un velo di terra lo copre: basta, tuttavia, a farne un paradiso per
le fioriture, di orchidee in special modo. A partire da maggio, sono una
trentina quelle che fioriscono nell'Alvar, creando coperture difficilmente
riscontrabili altrove nel continente.
Con altre cinquanta
specie di fiori spontanei, contribuiscono a mutare il volto del pianoro dalla
distesa brulla che esce dal disgelo ad un tappeto multicolore, dominato dal
giallo dell'endemico Heliantemum ollandicum. Una mecca per gli amanti del
genere. Le estati sono canicolari, nell'Alvar, ma gli inverni sono artici; si
spiega così la peculiare convivenza di relitti glaciali (Licnide alpina, ad
esempio) con specie mediterranee come la Globularia vulgaris, tipica
dell'Andalusia. La commistione tra terreno, clima e il pascolo adottato da
duemila anni hanno fatto dell'Alvar l'unicum che è ora, e che da essi ancora
dipende.
Nulla da stupirsi,
quindi, che l'area sia tutelata come Patrimonio Mondiale Unesco.
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