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    L'isola dai mille volti.

    Öland ed il suo Alvar.

    Pubblicato in "Un luogo, una foto" di mag 08, Oasis 175


    Massi erratici, primule e orchidee: fine maggio nell'Alvar

    Lunga 137 chilometri ma larga 16 nel punto più ampio, Öland è speciale già a partire dalla forma. È il contenuto, tuttavia, a stupire. Situata nel Baltico meridionale in territorio svedese, è un mosaico di ambienti disparati, distribuiti su un territorio pianeggiante (punto più alto: 55 mt). 

    Pinete boreali convivono con boschi di latifoglie che ospitano alcune tra le querce più vecchie d'Europa. Pochi metri più in là potete sdraiarvi sulla riva sabbiosa, o avvistare un alce che sbuca da un'abetina. Laghi, paludi e una costa impreziosita da lunghe spiagge: una buona fetta della natura nordica è qui concentrata e mischiata a pennellate mediterranee, favorite dalle estati torride che ne fanno una meta balneare privilegiata (evitatela in luglio). 

    Ancora: le testimonianze culturali, con una concentrazione di tumuli sepolcrali, pietre runiche e mulini antichi (400 rimasti dalle migliaia originali) unica in Europa. All'estremità meridionale la riserva di Ottenby e la sua stazione ornitologica: siamo in una delle tre zone più importanti del continente per la migrazione degli uccelli, ponte ideale orientato sull'asse nord/sud lungo il quale milioni di uccelli migrano da e per Siberia e Scandinavia. Oltre 300 specie sono state osservate, e lungo la costa non è inusuale rilevare più di trenta specie simultaneamente solo tra i limicoli di passo. 

    Non vi basta? C'è di più: il substrato dell'isola è un immenso tavoliere di calcare creato dall'innalzamento del fondo marino, circostanza rarissima in Europa. In molte aree il letto di roccia fossilifera è esposto, creando ambienti di pascolo arido unici al mondo detti Alvar, ancora utilizzati per il bestiame brado. Il panorama è scabro, uniforme, a tratti surreale, punteggiato da grandi macigni stondati dalla glaciazione che, ritirandosi, li ha deposti in una così improbabile collocazione. 

    Non ci sono alberi: dove il calcare affiora solo l'erba riesce a vivere, disegnando sottili linee verdi lungo le fessurazioni del suolo, laddove si deposita un po' di limo. Altrove solo un velo di terra lo copre: basta, tuttavia, a farne un paradiso per le fioriture, di orchidee in special modo. A partire da maggio, sono una trentina quelle che fioriscono nell'Alvar, creando coperture difficilmente riscontrabili altrove nel continente. 

    Con altre cinquanta specie di fiori spontanei, contribuiscono a mutare il volto del pianoro dalla distesa brulla che esce dal disgelo ad un tappeto multicolore, dominato dal giallo dell'endemico Heliantemum ollandicum. Una mecca per gli amanti del genere. Le estati sono canicolari, nell'Alvar, ma gli inverni sono artici; si spiega così la peculiare convivenza di relitti glaciali (Licnide alpina, ad esempio) con specie mediterranee come la Globularia vulgaris, tipica dell'Andalusia. La commistione tra terreno, clima e il pascolo adottato da duemila anni hanno fatto dell'Alvar l'unicum che è ora, e che da essi ancora dipende. 

    Nulla da stupirsi, quindi, che l'area sia tutelata come Patrimonio Mondiale Unesco.