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Ci sono posti
difficili da descrivere, così intensamente struggenti che le parole suonano
inadeguate e banali. Ouessant è uno di questi, piccola isola lanciata come un
sasso nell'oceano, venti chilometri al largo di Le Conquet. Siamo all'estremo
ovest della Bretagna, terra di cui è una sorta di compendio, concentrando nei
suoi otto chilometri per quattro i tratti per cui la regione è nota: case e
muretti in pietra, ortensie, una costa i cui toni delicati contrastano con
l'aspetto tormentato e strapiombante, il cielo in continuo movimento, la luce
radiosa.
È quando il caractère
dell'isola incontra il primo autunno che Ouessant dà il meglio. Ritrova una
quiete che ben si sposa con l'aspetto austero dei luoghi. Non più l'erica
fiorita a spargere profumo sulla scogliera, da cui le api traggono un miele
straordinario per aromi; non più il caldo estivo, potente ormai ovunque, e i
turisti che si porta appresso.
Le felci arrossano la
brughiera fin sull'orlo della costa, la gente dei borghi si riappropria
dell'isola: la vedi intorno ai villaggi, su furgoni corrosi dalla salsedine. Il
resto dell'isola appare deserto. Silente, non fosse per il soffio costante del
vento. Crocchi di case sul pianoro che colma il contorno dell'isola sferzati da
raffiche ancora tiepide.
Il mare è smisurato
e grave come può esserlo l'oceano; muri liquidi, impensabili per i
mediterranei, prendono la rincorsa chissà dove (ad ovest, solo il Canada), per
schiantarsi contro la roccia che cinge l'isola come mani giunte a proteggere una
manciata di sabbia. Punti neri compaiono talvolta tra la spuma bianca della
risacca senza pace: foche grigie che si avvicinano alla costa per pescare.
C'è un senso di
limite, di frontiera, che pervade l'aria e la rende speciale. Sarà per questo
che Ouessant attira musicisti e pittori, come spesso accade per quei luoghi,
pochi, che fanno vibrare le corde dell'animo in coloro che dell'animo e delle
sue vibrazioni fanno una ragione di vita. È tutto quello che ti puoi aspettare
dalla Bretagna, e qualcosa di più: gli uccelli.
Se le migrazioni
incrociano tempeste o forti venti gli uccelli si posano nei rari luoghi che
offrono un riparo lungo la rotta; le isole sono privilegiate, in questo senso,
spiagge per i naufraghi dell'aria. Scilly, in Inghilterra, è la più nota, ma
Ouessant si è conquistata negli anni una degna fama. Per la loro posizione
accolgono rarità che vivono altrimenti in Nord America o Siberia. I birdwatcher
li riconosci subito: solcano l'isola pedalando freneticamente sulle bici a
noleggio, costantemente in contatto di cellulare per segnalarsi rarità o specie
interessanti (di entrambe ce n'è a profusione). Uccelli dai nomi esotici come
luì forestiero, pigliamosche pettirosso o piro piro codalunga, o specie più
conosciute, come zigoli di Lapponia e delle nevi, e le sule, che al largo
pescano a tuffo là dove all'uomo è precluso persino galleggiare.
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