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    Un sortilegio bretone

    L'isola di Ouessant

    Pubblicato in "Un luogo, una foto" di set/ott 07, Oasis 172


    Ci sono posti difficili da descrivere, così intensamente struggenti che le parole suonano inadeguate e banali. Ouessant è uno di questi, piccola isola lanciata come un sasso nell'oceano, venti chilometri al largo di Le Conquet. Siamo all'estremo ovest della Bretagna, terra di cui è una sorta di compendio, concentrando nei suoi otto chilometri per quattro i tratti per cui la regione è nota: case e muretti in pietra, ortensie, una costa i cui toni delicati contrastano con l'aspetto tormentato e strapiombante, il cielo in continuo movimento, la luce radiosa.

    È quando il caractère dell'isola incontra il primo autunno che Ouessant dà il meglio. Ritrova una quiete che ben si sposa con l'aspetto austero dei luoghi. Non più l'erica fiorita a spargere profumo sulla scogliera, da cui le api traggono un miele straordinario per aromi; non più il caldo estivo, potente ormai ovunque, e i turisti che si porta appresso. 

    Le felci arrossano la brughiera fin sull'orlo della costa, la gente dei borghi si riappropria dell'isola: la vedi intorno ai villaggi, su furgoni corrosi dalla salsedine. Il resto dell'isola appare deserto. Silente, non fosse per il soffio costante del vento. Crocchi di case sul pianoro che colma il contorno dell'isola sferzati da raffiche ancora tiepide. 

    Il mare è smisurato e grave come può esserlo l'oceano; muri liquidi, impensabili per i mediterranei, prendono la rincorsa chissà dove (ad ovest, solo il Canada), per schiantarsi contro la roccia che cinge l'isola come mani giunte a proteggere una manciata di sabbia. Punti neri compaiono talvolta tra la spuma bianca della risacca senza pace: foche grigie che si avvicinano alla costa per pescare.

    C'è un senso di limite, di frontiera, che pervade l'aria e la rende speciale. Sarà per questo che Ouessant attira musicisti e pittori, come spesso accade per quei luoghi, pochi, che fanno vibrare le corde dell'animo in coloro che dell'animo e delle sue vibrazioni fanno una ragione di vita. È tutto quello che ti puoi aspettare dalla Bretagna, e qualcosa di più: gli uccelli.

    Se le migrazioni incrociano tempeste o forti venti gli uccelli si posano nei rari luoghi che offrono un riparo lungo la rotta; le isole sono privilegiate, in questo senso, spiagge per i naufraghi dell'aria. Scilly, in Inghilterra, è la più nota, ma Ouessant si è conquistata negli anni una degna fama. Per la loro posizione accolgono rarità che vivono altrimenti in Nord America o Siberia. I birdwatcher li riconosci subito: solcano l'isola pedalando freneticamente sulle bici a noleggio, costantemente in contatto di cellulare per segnalarsi rarità o specie interessanti (di entrambe ce n'è a profusione). Uccelli dai nomi esotici come luì forestiero, pigliamosche pettirosso o piro piro codalunga, o specie più conosciute, come zigoli di Lapponia e delle nevi, e le sule, che al largo pescano a tuffo là dove all'uomo è precluso persino galleggiare.