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Amo il Mediterraneo
d'inverno, e cerco di non farmi mancare almeno un viaggio lungo le nostre coste,
nella cosiddetta "brutta stagione". Non ero mai stato, tuttavia, nel
parco regionale della Maremma, considerato, a ragione, una delle perle
naturalistiche italiane. Nel tiepido gennaio di quest'anno eccomi quindi a
girovagare lungo la strada che dal borgo di Alberese, appena dietro i Monti
dell'Uccellina, conduce a Marina di Alberese, toponimo che cela semplicemente
una spiaggia con un piccolo parcheggio. Il percorso è noto per le volpi che,
abituate al frequente passaggio, hanno sviluppato nei confronti dell'uomo un
grado di confidenza assoluto . Si palesano lungo i bordi di strada e sentieri per
mendicare, con una piega del capo e un paio di sbadigli, qualche offerta dai
molti turisti che vanno al mare, orrendamente affollato in estate.
Confesso che la
bellezza della pineta mi ha commosso: gli alberi sono maestose sagome perfette,
le chiome ad ombrello ad incastrarsi visivamente le une alle altre, verde
brillante contro il tenero azzurro del cielo; il sole basso del mattino la
attraversa, colpisce libero tronchi e rami e li incendia di colore. La luce
avvolge il bosco con una cortina dorata morbida e soffusa, complice l'umidità
invernale che si tramuta in eterea foschia: un'epifania visiva straordinaria.
Manca forse la festa
cromatica degli ospiti estivi o delle fioriture, ma per il resto il fascino
dell'ambiente mediterraneo resta tutto intero. Daini e cinghiali fanno capolino
dai cespugli e attraversano frettolosamente strade e sentieri, mentre delle
volpi si è già detto.
La strada per la
Marina è a pedaggio, in estate, e gratuita in inverno, sebbene chiusa da un'ora
dopo il tramonto all'alba. La pineta non è visitabile liberamente; è possibile
prendere il sentiero segnalato come A7 (biglietto al Centro Parco di Alberese)
che si stacca qualche centinaio di metri prima della spiaggia e si dirige verso
la Bocca d'Ombrone. Qui la pineta si manifesta in tutta la sua bellezza per poi
diradarsi e lasciare spazio a grandi chiari d'acqua, habitat che sono la vera
maremma, termine poi usato per estensione in riferimento a tutta l'area
geografica. Non è difficile osservare i fenicotteri lungo questo tratto,
diffusi ormai in buona parte del Mediterraneo.
Alla foce del fiume
si trova un capanno attrezzato, per la verità in posizione non molto feconda.
Il rientro verso il parcheggio si perfeziona lungo la spiaggia, ormai ridotta a
poca cosa dall'erosione del mare, ma splendida nel suo caos di bianchi tronchi
spiaggiati e contorti, cangianti nella meravigliosa luce del tramonto come
pareti dolomitiche. Venendo all'immagine, qualcuno mi ha fatto notare che le
parti chiare (acqua e cielo) ricordano a loro volta la sagoma un pino domestico,
come in un disegno di Escher. Un effetto, come spesso capita, assolutamente
casuale.
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