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Il periodo migliore è febbraio: agli svernanti si
aggiungono quelli che iniziano la risalita dall'Africa, arrivando così a 30.000
presenze, e le giornate sono fredde, ma tendenzialmente luminose e serene. A
metà marzo le gru sono scomparse, partite verso i quartieri nordici di
nidificazione.
La giornata inizia
all'alba, con il volo mattutino che le porta dalla laguna ai campi circostanti
dove passano le ore diurne nutrendosi di granaglie, e dove è possibile
osservarle dalle carrozzabili. Il rientro coincide con il tardo pomeriggio,
appena prima del tramonto; lo spettacolo dei voli, dalla strada che costeggia la
riserva a sud, è superbo. L'abbondanza di soggetti non rende più agevole
fotografarli: sono uccelli diffidenti che si mantengono a distanze
considerevoli. L'area è oltremodo aperta, difficile avvicinarsi con
circospezione; la zona intorno alla laguna é accessibile solo a piedi, e in
pochi punti specifici. È vietato inoltre posizionarvi capanni.
Il modo migliore per
avvicinare le gru è affidarsi ai capanni predisposti dalle autorità: la
richiesta, da effettuarsi con un certo anticipo, va inoltrata all'Instituto
Aragones de Gestion Ambiental di Saragozza, ma è più semplice affrontare la
non indifferente burocrazia interpellando il simpatico Javier dell'albergo
Allucant, che funge da referente locale. Le strutture sono tre: le due
migliori si trovano presso il Centro di Interpretacion (zona A). Intorno ad esse
vengono costantemente disseminati granturco e legumi per attirare gli uccelli.
"Comodo", direte voi, ma aspettate: é obbligatorio entrare un'ora
prima dell'alba e restarvi fino ad un'ora dopo il tramonto; ciò significa
passare tredici ore in due chiusi in un basso box di legno (1x1,4 mt.), senza
poter mettere il naso fuori, con tutte le complicazioni del caso.
Gli spagnoli sono
molto severi su questo punto, e con ragione; l'uscita prematura dai capanni può
costare la revoca dei permessi, se non una multa salata. In compenso, però, i
rangers locali sono più inclini a pattugliare i bar del vicino pueblo che non
l'area protetta: può capitare così che intere famiglie di gitanti, ignorando
in modo molto latino i divieti, si inoltrino nell'area rincorrendo festosamente
le gru posate proprio fuori dal capanno in cui siete in attesa da ore. Evitate
quindi weekend e periodi festivi. Se la pazienza non vi difetta, l'unica
difficoltà residua legata ai capanni consiste... nel trovarli; ovviamente non
sono illuminati, ma (cosa meno scontata), nemmeno indicati da qualche segnale o
sentiero. È altamente raccomandabile dotarsi di una buona fonte di luce: il
sottoscritto ha brancolato per tre quarti d'ora al buio e nel fango, rischiando
di fare davvero una figura da grullo, per non essersi attrezzato con una torcia
elettrica degna di questo nome.
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