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    "Grulla" a chi?

    Le Gru della laguna di Gallocanta

    Pubblicato in "Un luogo, una foto" di Oasis 164, mar/apr 06


    "Gallocanta" è un toponimo che indica con chiarezza un luogo in cui i protagonisti sono tradizionalmente gli uccelli. Nelle sue varie declinazioni è diffuso in Europa anche laddove essi non siano più storicamente presenti. Nel caso citato, invece, il riferimento è pienamente attuale: la Laguna di Gallocanta (Aragona, Spagna), è il principale sito europeo di svernamento per la Gru cenerina (Grulla, in spagnolo), e per questo un'area protetta di grande importanza. È un bacino salmastro adagiato su un altopiano arido a 1.000 metri di altezza, un centinaio di chilometri a sud-ovest di Saragozza. Intorno, i campi coltivati risalgono sino alle pendici delle colline coperte di gariga. Gli uccelli arrivano in ottobre, e il loro numero sale progressivamente sino ai 20.000 individui di dicembre. 

    Gruppo familiare di Gru; l'immaturo è privo del disegno sul capo

    Il periodo migliore è febbraio: agli svernanti si aggiungono quelli che iniziano la risalita dall'Africa, arrivando così a 30.000 presenze, e le giornate sono fredde, ma tendenzialmente luminose e serene. A metà marzo le gru sono scomparse, partite verso i quartieri nordici di nidificazione. 

    La giornata inizia all'alba, con il volo mattutino che le porta dalla laguna ai campi circostanti dove passano le ore diurne nutrendosi di granaglie, e dove è possibile osservarle dalle carrozzabili. Il rientro coincide con il tardo pomeriggio, appena prima del tramonto; lo spettacolo dei voli, dalla strada che costeggia la riserva a sud, è superbo. L'abbondanza di soggetti non rende più agevole fotografarli: sono uccelli diffidenti che si mantengono a distanze considerevoli. L'area è oltremodo aperta, difficile avvicinarsi con circospezione; la zona intorno alla laguna é accessibile solo a piedi, e in pochi punti specifici. È vietato inoltre posizionarvi capanni. 

    Il modo migliore per avvicinare le gru è affidarsi ai capanni predisposti dalle autorità: la richiesta, da effettuarsi con un certo anticipo, va inoltrata all'Instituto Aragones de Gestion Ambiental di Saragozza, ma è più semplice affrontare la non indifferente burocrazia interpellando il simpatico Javier dell'albergo Allucant, che funge da referente locale. Le strutture sono tre: le due migliori si trovano presso il Centro di Interpretacion (zona A). Intorno ad esse vengono costantemente disseminati granturco e legumi per attirare gli uccelli. "Comodo", direte voi, ma aspettate: é obbligatorio entrare un'ora prima dell'alba e restarvi fino ad un'ora dopo il tramonto; ciò significa passare tredici ore in due chiusi in un basso box di legno (1x1,4 mt.), senza poter mettere il naso fuori, con tutte le complicazioni del caso. 

    Gli spagnoli sono molto severi su questo punto, e con ragione; l'uscita prematura dai capanni può costare la revoca dei permessi, se non una multa salata. In compenso, però, i rangers locali sono più inclini a pattugliare i bar del vicino pueblo che non l'area protetta: può capitare così che intere famiglie di gitanti, ignorando in modo molto latino i divieti, si inoltrino nell'area rincorrendo festosamente le gru posate proprio fuori dal capanno in cui siete in attesa da ore. Evitate quindi weekend e periodi festivi. Se la pazienza non vi difetta, l'unica difficoltà residua legata ai capanni consiste... nel trovarli; ovviamente non sono illuminati, ma (cosa meno scontata), nemmeno indicati da qualche segnale o sentiero. È altamente raccomandabile dotarsi di una buona fonte di luce: il sottoscritto ha brancolato per tre quarti d'ora al buio e nel fango, rischiando di fare davvero una figura da grullo, per non essersi attrezzato con una torcia elettrica degna di questo nome.