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Una delle mete più gettonate di questi pellegrinaggi, fino a
qualche anno fa, era il Lago di Lucerna, o il vicino Lago di Zug, entrambi in
Svizzera centrale, e quindi relativamente a portata di mano per l’appassionato
dell’Italia Settentrionale. Negli ultimi anni la diffusione in Italia del birdwatching
è stata confortante e la base di praticanti si è allargata. La
moltiplicazione delle osservazioni e le attuali possibilità di comunicazione
(Internet su tutte) hanno portato ad alcune sorprese. Più territorio coperto,
più informazioni e queste condivise in tempo reale: il risultato è la scoperta
che anche i laghi italiani ospitano consistenti numeri di svernanti, anche rari.
Per dirla tutta, forse è sempre stato così, ma nessuno si era mai preoccupato
di cercarli.
Per il fotografo, tuttavia, è ancora gratificante
oltrepassare i confini nazionali, non foss’altro che per trovare animali molto
più confidenti, dal momento che il grado di rispetto nei loro confronti resta
comunque superiore, all’estero. Il Lago Lemano, adagiato tra Savoia e Svizzera
francese, è un bell’esempio di quanto esposto finora: dal porticciolo di Le
Bouveret in Svizzera, passando per le eleganti località termali della Savoia
francese e proseguendo sino a Ginevra, di nuovo in territorio svizzero, tutta la
costa meridionale del lago offre riparo ad una ricca e variata avifauna
acquatica. Capita allora di vedere centinaia di anatre, smerghi e svassi
punteggiare le calme acque dei porticcioli, indifferenti all’attività umana,
peraltro molto ridotta nella stagione invernale. Alcuni di essi si fermeranno
per tutta la stagione, arrivando a nidificare direttamente sulle barche
ormeggiate. Orchi marini, strolaghe e quattrocchi si mantengono un po’ più
lontani, al di là dei moli.
L’immagine raffigura un maschio di moriglione ripreso
proprio in un porto lacustre del Lemano. Per una volta la fotografia non è di
chi vi scrive, ma di Annamaria Flagiello e Renato Fano, due titolati fotografi
naturalisti a cui va dato il merito di un’interpretazione originale; hanno
infatti volto in loro favore ciò che di solito è un ostacolo per chi voglia
ritrarre gli animali in un ambiente plausibilmente naturale: la presenza di
elementi legati all’uomo. In questo caso parliamo di gomene, barche, pontili,
e, appunto, riflessi colorati. Invece di cercare di dribblarli, escludendoli
dall’inquadratura, hanno incorporato l’elemento “estraneo” e ne hanno
fatto l’ingrediente fondamentale dell’immagine. La corrispondenza di tinte
tra il riflesso e il piumaggio dell’animale aggiunge compattezza e pulizia
formale allo scatto.
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