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    Ali rosa sul Delta

    I fenicotteri della Camargue

    Pubblicato in "Un luogo, una foto" di Oasis 158, dicembre 04


    Camargue in inverno, perché no? Il fascino di questa zona è infinito, incanta chi la visita per la prima volta, e resta un dolce e ricorrente piacere per chi già la conosce, regalando anzi sempre nuove sorprese nelle diverse stagioni. Parlarne, per molti fotografi naturalisti, tra cui il sottoscritto, è un po’ come parlare del primo amore. Forse è proprio quella invernale la stagione più affascinante in cui visitarla, una stagione struggente per le atmosfere, in cui il paesaggio e la luce assumono i toni più caldi e morbidi. L’assoluta piattezza dell’area lascia che lo sguardo abbracci un cielo che ha pochi eguali: l’immenso cielo camarguese, così generoso nel dispensare albe e tramonti straordinari per colori e intensità, diviene allora, se possibile, anche più suggestivo. 

    I turisti sono pochi, le strade solitarie e sgombre, gli animali svernanti spesso più confidenti. Il gelido soffio del mistral è in agguato con le sue violente raffiche: il contrasto tra mare e grande freddo aggiunge charme alla visita (almeno per chi apprezza il genere).

    Il fenicottero è il protagonista indiscusso della scena naturale, il simbolo stesso della Camargue. Gli stagni sono tappezzati di rosa, in un delizioso contrappunto cromatico col celeste dell’acqua, mentre colonne di uccelli in volo solcano i cieli. Per decadi quest’area ha ospitato l’unica colonia nidificante europea della specie; ora, grazie alla tutela che qui è stata loro accordata, osservare i fenicotteri non è più un privilegio riservato ai visitatori del Delta del Rodano. I trampolieri rosa popolano diverse zone umide nel bacino del Mediterraneo, dal Delta del Po a Orbetello, dagli Stagni Sardi alla Puglia, solo per citare le popolazioni italiane. Mai come in Camargue, però, osservarli è facile per il loro numero, e gratificante per lo scenario circostante.

    La colonia riproduttiva si trova nello stagno di Fangassier, nella zona orientate del Delta, ed è comprensibilmente vietato avvicinarvisi. L’area circostante lo stagno, un lato del quale è percorribile su sterrata, è forse il punto migliore per osservare e fotografare questi uccelli, se non in inverno, sicuramente in primavera. Verso il tramonto, infatti, molti di essi volano verso le zone interne: lo spettacolo degli stormi in volo che si stagliano contro il cielo serale è allora indimenticabile.

    Come molti uccelli, i fenicotteri, pur relativamente avvezzi alla presenza umana, tendono a mantenere le distanze (e come dar loro torto?); gli stormi virano improvvisamente ed evitano di passare direttamente sopra auto o persone. Per riuscire a ottenere immagini più ravvicinate è meglio quindi lasciare il veicolo distante, e cercare dei cespugli in cui acquattarsi per non allarmarli. In questo modo anche con teleobiettivi di lunghezza non esasperata (l’immagine è stata ripresa con un 400 mm) sarà possibile ottenere un ingrandimento soddisfacente.

    È questa una foto che sorprende molti, per la sensazione che il punto di ripresa sia allo stesso livello dello stormo (“L’ha scattata da un elicottero?” mi sono sentito chiedere con serietà ad una proiezione). L’effetto è dovuto alla compressione dei piani tipica dei lunghi teleobiettivi, che schiaccia la prospettiva, soprattutto nel caso non ci siano altri riferimenti spaziali, e aggiunge un pizzico di particolarità all’immagine.