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I turisti sono pochi, le
strade solitarie e sgombre, gli animali svernanti spesso più confidenti. Il
gelido soffio del mistral è in agguato con le sue violente raffiche: il
contrasto tra mare e grande freddo aggiunge charme alla visita (almeno
per chi apprezza il genere).
Il fenicottero è il protagonista indiscusso della scena
naturale, il simbolo stesso della Camargue. Gli stagni sono tappezzati di rosa,
in un delizioso contrappunto cromatico col celeste dell’acqua, mentre colonne
di uccelli in volo solcano i cieli. Per decadi quest’area ha ospitato
l’unica colonia nidificante europea della specie; ora, grazie alla tutela che
qui è stata loro accordata, osservare i fenicotteri non è più un privilegio
riservato ai visitatori del Delta del Rodano. I trampolieri rosa popolano
diverse zone umide nel bacino del Mediterraneo, dal Delta del Po a Orbetello,
dagli Stagni Sardi alla Puglia, solo per citare le popolazioni italiane. Mai
come in Camargue, però, osservarli è facile per il loro numero, e gratificante
per lo scenario circostante.
La colonia riproduttiva si trova nello stagno di Fangassier,
nella zona orientate del Delta, ed è comprensibilmente vietato avvicinarvisi.
L’area circostante lo stagno, un lato del quale è percorribile su sterrata,
è forse il punto migliore per osservare e fotografare questi uccelli, se non in
inverno, sicuramente in primavera. Verso il tramonto, infatti, molti di essi
volano verso le zone interne: lo spettacolo degli stormi in volo che si
stagliano contro il cielo serale è allora indimenticabile.
Come molti uccelli, i fenicotteri, pur relativamente avvezzi
alla presenza umana, tendono a mantenere le distanze (e come dar loro torto?);
gli stormi virano improvvisamente ed evitano di passare direttamente sopra auto
o persone. Per riuscire a ottenere immagini più ravvicinate è meglio quindi
lasciare il veicolo distante, e cercare dei cespugli in cui acquattarsi per non
allarmarli. In questo modo anche con teleobiettivi di lunghezza non esasperata
(l’immagine è stata ripresa con un 400 mm) sarà possibile ottenere un
ingrandimento soddisfacente.
È questa una foto che sorprende molti, per la sensazione che
il punto di ripresa sia allo stesso livello dello stormo (“L’ha scattata da
un elicottero?” mi sono sentito chiedere con serietà ad una proiezione).
L’effetto è dovuto alla compressione dei piani tipica dei lunghi
teleobiettivi, che schiaccia la prospettiva, soprattutto nel caso non ci siano
altri riferimenti spaziali, e aggiunge un pizzico di particolarità
all’immagine.
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