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I folletti della Val Roseg
Pubblicato
in "Un luogo, una foto" di Oasis 157, nov.04
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L’Engadina è uno di quei luoghi dove gli effetti di una
lunga consuetudine di tolleranza dell’uomo verso l’animale si manifestano in
modo più chiaro. La Val Roseg in particolare, una valle laterale alla Val
Bernina a breve distanza da St. Moritz, è una classica meta di pellegrinaggio
per l’amante della natura e il fotografo naturalista, e forse non giungerà
nuova a più di un lettore.
La porta della valle è Pontresina, centro di turismo d’antan,
una volta di grande fama. Qui seguiamo per la Stazione Ferroviaria (Banhof),
che tuttavia lasciamo scorrere in basso a destra, e raggiungiamo pochi metri
dopo un parcheggio su entrambi i lati della strada. Dalla stazione, appena più
sotto, si diparte una comoda mulattiera: se la imboccassimo, nel giro di due ore
di facile cammino arriveremmo ai 2.000 metri di quota del rifugio
Roseggletscher, da cui si ammirano splendide viste sulla testata di valle.
Non occorre tuttavia andare così lontano per capire il
motivo per cui chi visita questo luogo continua a tornarci. Torniamo idealmente
al punto di partenza e saliamo direttamente nel bosco prospiciente al
parcheggio, seguendo l’indicazione “Koncertplatz”; con un brevissimo ma
ripido tratto di sentiero ci troviamo subito immersi nell’incanto della
foresta di conifere. In breve superiamo i binari della Raetische Bahn, la
ferrovia Retica a scartamento ridotto. Ancora pochi metri e arriviamo in una
radura disseminata di panchine, con una piccola costruzione lignea aperta su un
lato: è la Koncertplatz, il “posto dei concerti”. Ogni mattina d’estate viene qui suonata musica classica dal
vivo: é un’esperienza indimenticabile ascoltare le note che si diffondono nel
bosco e avvolgono un pubblico indeciso tra musica, alberi popolati di uccelli, e
scoiattoli che scendono dai rami per raccogliere il cibo dalle mani.
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Questi
folletti dei boschi sono presenti tutto l’anno: lo scoiattolo infatti non va
in letargo, rallenta solo l’attività durante i periodi più freddi facendo
saltuarie sortite in cerca di cibo. Allettandoli con qualche nocciolina è
possibile tentare qualche scatto diverso dal solito, cercando di cogliere una
posa particolare o curiosa, approfittando della loro confidenza e disponibilità.
In una situazione come questa basta un medio teleobiettivo, come il classico
zoom 70-200, per scattare buone immagini. Molto utile un flash usato in
sottoesposizione di 1 stop per schiarire le ombre che spesso si formano nel
sottobosco: la foto in questa pagina è stata scattata in questo modo.
Nei mesi autunnali passeggiare qui è anche più
gratificante, grazie ai colori del paesaggio. Gli scoiattoli nati in primavera
hanno raggiunto dimensioni adulte e sono, se possibile, ancora più confidenti
dei genitori. I meno timidi sono quasi invadenti, e arrivano a cercare le
nocciole direttamente nelle tasche o negli zaini dei visitatori. Tengono loro
compagnia innumerevoli cince delle diverse specie silvane (cincia bigia
alpestre, cincia mora e dal ciuffo), che ci seguono già dal nostro ingresso in
foresta, e ancora il picchio muratore e le nocciolaie. In una sorta di
incantesimo, come per un tacito accordo, l’animale si manifesta, avvicina
l’uomo, cerca il contatto, trova benevolenza. Tutti, indistintamente, hanno
imparato a fidarsi della mano che porge loro il cibo; risorsa tanto più
preziosa in inverno, quando qui la temperatura può arrivare a 20 gradi sotto lo
zero, e una manciata di semi rappresenta la differenza che passa tra la vita e
la morte.
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