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    Digitale o tradizionale: una contrapposizione arbitraria

    Pubblicato in "L'angolo della Tecnica" di set/ott 05, Oasis 162


    È sempre successo, soprattutto quando si fotografa poco, che si passi il tempo a disquisire di attrezzatura, di fotocamere e ottiche, un po' come accade con il calcio mercato durante la pausa estiva. Negli ultimi tempi a ciò si è aggiunta la Grande Diatriba, quella tra i sostenitori delle nuove tecnologie digitali e i tradizionalisti, assertori della superiorità della pellicola. La discussione ha assunto nel tempo i toni della guerra di religione, con schieramenti fideisticamente arroccati sulle rispettive posizioni. Ed ecco la fatal domanda: meglio il digitale oppure la pellicola? Già è complicato dare una definizione di cosa sia la qualità: la nitidezza? La plasticità? La saturazione cromatica? Tutte queste cose insieme? Questi prediligono una cosa, per quelli è importante altro, e già questo fa piombare il discorso nelle sabbie mobili del relativismo più totale, senza contare i pro e i contro dei due sistemi nell'uso pratico. Ancora più difficile è paragonare risultati che si ottengono con strumenti tanto difformi da non poter essere valutati con gli stessi mezzi fisici. Diversi i sistemi fotografici, diversi i modi per valutare le immagini. In genere si pongono a confronto delle diapositive passate attraverso una scansione con dei file digitali di peso equivalente, e si valuta la quantità di informazioni contenute… 

     

    …e si sbaglia: come dice un mio saggio amico, la scansione è la foto di una diapositiva, la foto digitale è la foto della realtà. I soggetti di partenza sono diversi, le informazioni presenti nelle scene riprese non corrispondono. I due sistemi non sono confrontabili in termini assoluti. Solo portandoli a giocare sullo stesso campo, per così dire, possiamo farci un'idea più precisa. 

    Aguzzate la vista: con che fotocamere sono state realizzate queste immagini? La soluzione all'interno dell'articolo

    Tundra fiorita ad eriofori.

    Ad esempio stampando un ingrandimento. Così facendo, però, entriamo nella sfera delle diverse destinazioni d'uso, del fine per cui scattiamo un'immagine e delle varie forme in cui ne fruiremo. In fotografia come in altri campi della vita non esistono risposte assolute: "Dipende" è sempre la parola chiave, la risposta più corretta alla gran parte delle domande. 

    Parliamo allora di qualità relativa. Non esiste, infatti, un fotografo standard, tipico. C'è chi fotografa professionalmente per le riviste in formato A4, chi arriva all'A3. Per costoro, soprattutto se producono migliaia di scatti annui, una reflex digitale performante sarà in ogni caso una scelta ideale, anche se costosa. Chi scatta due rulli all'anno nelle vacanze, e vuole delle cartoline da mostrare agli amici, sarà ben contento della sua compatta digitale da 3,2 Megapixel, così come chi fotografa solo il compleanno del pupo. Per chi produce poster una fotocamera a pellicola di grande o medio formato resta la scelta migliore, visti i forti ingrandimenti cui andranno soggette le sue foto. Chi fa proiezioni, magari in multivisione, resta legato mani e piedi alla diapositiva, almeno per ora. C'è addirittura chi non stampa mai le foto che scatta, crea un fotoalbum su internet e si accontenta di guardarle su un monitor: per costui bastano i 2 Mp di una digitale ormai considerata obsoleta. E potrei andare avanti per molto. Ognuno ha una diversa soglia di qualità relativa, cioè quella qualità minima necessaria e sufficiente a soddisfare la sua specifica esigenza fotografica. Ha senso allora discutere sulla superiorità di un sistema sull'altro, prescindendo dai casi specifici? 

    Tramonto in Camargue

    La foto di eriofori in questa pagina è stata scattata con una macchina di grande formato, una fotocamera a soffietto più anziana di chi vi scrive (il che non è poco), che produce una diapositiva in lastra di 10x12 centimetri: in sostanza l'immagine che vedete è più piccola dell'originale da cui deriva. L'altra fotografia è stata invece realizzata con una piccola compattina digitale automatica da 2 Mp. Trasferite su una pagina cartacea, in dimensioni ridotte, le differenze si assottigliano sin quasi a scomparire, e il discorso vale a maggior ragione se parliamo di un sito web, come in questo caso. Ha ancora senso allora parlare di qualità, se intesa in termini assoluti? La risposta ovviamente è no.

    Non dimentichiamo, poi, che qualità, soprattutto nel digitale, significa prezzi elevati, cifre spesso irrealistiche se riferite al mondo degli amatori, per quanto evoluti, e persino di quei professionisti che non scattino decine di migliaia di foto, o non abbiano esigenze specifiche a livello di fotografia pubblicitaria o industriale… come i fotonaturalisti, guarda caso. Tocca ad ognuno stabilire qual è lo strumento più utile per sé, perché di uno strumento si tratta, e come tale deve garantirci almeno la possibilità di esprimere la nostra creatività ai livelli che ci sono abituali. Magari esistessero reflex complete e moderne a soli 200 euro! Magari dotate di vasti corredi di ottiche e accessori, magari alimentate da batterie economiche che durano moltissimo, in grado di registrare immagini da più di 20 Mp, magari su un supporto che non si può cancellare per sbaglio, e per vedere le quali non c'è bisogno di un computer e di un CD o di un disco fisso portatile. Magari… Ma queste fotocamere esistono! 

    Sono le reflex tradizionali, quelle che ci hanno accompagnato negli ultimi quarant'anni. Sto scherzando, ovviamente, ma fino ad un certo punto. Le principali marche offrono ancora modelli a pellicola nuovi a prezzi stracciati (per non parlare del mercato dell'usato); tenendo presente che le pellicole saranno prodotte ancora per almeno una decade, ci si rende conto che avremo tutto il tempo sufficiente per godere del nuovo acquisto, fatto con una frazione del costo dell'equivalente digitale. In futuro potremo passare comunque alla nuova tecnologia, sicuramente dalle prestazioni ancora più eclatanti di quelle attuali, e a costi più accessibili. E non dimentichiamo mai che le rivoluzioni tecnologiche hanno molto più a che fare col marketing che con la natura dell'espressione creativa: alla fine quello che conta sarà sempre l'immagine, e quello che di nostro ci avremo messo dentro.