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Specchio delle mie
brame
Qual
è la più bella del reame? Valutare le proprie foto, un problema comune
Pubblicato
in "L'angolo della Tecnica" di Oasis 160, mag/giu 05
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Uno dei maggiori problemi in cui si imbattono i fotografi
consiste nel saper valutare le proprie immagini. Me ne accorgo sconsolatamente
ogni volta che devo sceglierle per queste rubriche. Quali sono le migliori?
Quali scartare? Qualcuno potrebbe chiedersi perché questo tema in una rubrica
di tecnica; in verità la scelta delle foto non è un fatto a sé stante, ma
l'ultimo atto di un processo consapevole che parte dalla scelta
dell'inquadratura e arriva alla cernita finale. Ci dovrebbe essere un unico filo
rosso che congiunge l'uscire a fotografare, la scelta del soggetto e delle
tecniche per rappresentarlo, e la valutazione finale sulle immagini che abbiano
centrato meglio lo scopo. Se è vero che le scelte tecniche sono funzionali
all'espressione di un'emozione, allora dovremo essere in grado di poter
giudicare le nostre immagini in base agli stessi criteri. Eppure spesso qualcosa
interferisce: il coinvolgimento personale.
Leghiamo alla foto sensazioni individuali ed esclusive,
riferite al momento e alla situazione, sfumature che non saranno captate da chi
la osserva. Personalmente di uno scatto mi porto dietro tutto: le sensazioni
epidermiche, gli odori, il vento, gli antefatti e gli avvenimenti successivi,
cose che restano solo mie. Come molti, fotografo la Natura spinto da una genuina
passione, cosa che rende anche più facile farsi condizionare nelle scelte
successive. Oppure capita che la foto sia il frutto dell'intuizione di un
momento, di un'illuminazione che in quell'istante ci colpisce per la sua forza;
così tendiamo a premiare l'idea piuttosto che l'esecuzione, e a sopravvalutare
immagini banali, o deboli.
Di tutte queste sensazioni nulla arriva
automaticamente sulla pellicola solo per il fatto che le si sia provate.
L'osservatore esterno non ne sarà consapevole, e valuterà un'immagine
semplicemente per quello che vede, spesso frettolosamente, in un riquadro di
pochi centimetri.
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Una
foto premiata, ma non priva di difetti |
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Le emozioni sono lo stimolo, la pulsione che ci spinge a
scattare; ci vogliono anima, idee, freschezza, e successivamente la capacità di
farle transitare dal cuore e dal cervello al pulsante di scatto.
La tecnica ha
proprio lo scopo di aiutarci a incorporarle nell'immagine, seppure in modo
parziale. La parola chiave è "rappresentare": una fotografia è una
mera rappresentazione, non è l'originale. Essere coinvolto da un soggetto non
basta a produrre una buona immagine. Una facile metafora è quella della musica:
avere un buon orecchio è importante, ma non basta per diventare musicisti;
occorrono la teoria, il solfeggio, la partitura, l'esercizio, in una parola gli
strumenti tecnici per potersi esprimere. Certo, inquadrare e scattare è gesto
più facile e intuitivo che non suonare uno strumento anche in modo primitivo,
ma, allo stesso modo, chi lo fa non diventa automaticamente un fotografo: un
conto è scattare una foto, altra cosa è fare una fotografia. Ugualmente,
giudicare le proprie foto non può basarsi esclusivamente sulle nostre
sensazioni, ma deve passare attraverso principi codificati e condivisi.
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Un'immagine
che amo, ma che mi è quasi impossibile giudicare oggettivamente, per i ricordi
e le sensazioni legati al momento
dello scatto.
Per questo, forse,
semplicemente una foto che non "voglio"
giudicare.
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Per questo è necessario distaccarsi dal vissuto legato ad
una particolare immagine, e cercare di guardarla con gli occhi di un estraneo,
solamente per gli elementi che vi appaiono. Un primo fattore importante per
costruirsi un occhio fotografico è il confronto. Confronto significa guardare
molte foto altrui, frequentare circoli e associazioni, parlare con gli altri
descrivendo le proprie scelte, imbattersi in nuove idee e punti di vista,
offrirsi alla valutazione esterna. Da soli si inaridisce, anche se si è già
fotografi maturi. Perché il confronto sia costruttivo occorre essere umili,
disponibili a imparare e a mettersi in discussione; chi non è aperto al
giudizio di terzi in genere subisce le critiche, anche le più costruttive, come
un attacco personale. Costui è un narcisista, non propone il proprio lavoro, ma
un'idea di se stesso, ed è preferibile che stia lontano dal confronto e, magari
anche dalla fotografia, e dalla Natura a maggior ragione. Altrettanto importante
tuttavia è sapere che l'opinione altrui è un punto di partenza: si deve
mantenere una propria visione delle cose, l'originalità del proprio sguardo,
per non cadere nella ripetizione sterile di cliché preesistenti.
Passiamo ai criteri oggettivi e concreti: cominciamo con lo
scartare subito le immagini viziate da errori tecnici: foto mosse o sfuocate,
sovra o sottoesposte, gli orizzonti storti. Non importa quanta fatica ci siano
costate: saper "tagliare" è il primo passo per migliorare e imparare
a valutare. A volte il contenuto di una foto permette di passare sopra piccoli
difetti, ma le trasgressioni alle regole andrebbero ammesse solo se consapevoli,
volute e chiaramente percepibili come tali. Questo primo sbarramento non è
ovviamente sufficiente: occorrono parametri più efficaci e rigorosi. Perché
allora non usare quelli che vengono presi in considerazione dalle giurie dei
concorsi, dove la difficoltà di una valutazione oggettiva si applica a volte a
migliaia di immagini simultaneamente? La Tecnica, come detto, è il primo
criterio: le foto non corrette vanno scartate, a meno che non siano
particolarmente meritevoli sotto altri aspetti; un esempio è la foto nella
pagina precedente, premiata su questa rivista come miglior paesaggio del 2000.
Perché riproporla qui? Perché è storta, a dimostrazione che il complesso
dell'immagine è stato considerato vincente sul difetto. La Composizione poi è
fondamentale, in fotografia, a prescindere dal genere, ed è valutabile in modo
oggettivo. La Luce, la sua qualità, la sua suggestione sono gran parte del
fascino di uno scatto: privilegiamo le luci estreme sin dalla ripresa, e
scegliamo di conseguenza le immagini che meglio le rappresentano. E ancora,
l'impatto emotivo del soggetto, la situazione colta: non basta una confezione
esemplare, non si può prescindere da un contenuto di pari livello; un momento
topico in forma non ineccepibile può essere più meritevole della situazione
inversa. E infine, last but not least, l'Originalità, la freschezza, il
carattere e quant'altro di autenticamente personale abbiamo messo nella foto.
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