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Nella costruzione di un corredo fotografico in genere, e in
particolare di quello dedicato alla fotografia outdoor e naturalistica, un posto
fondamentale deve essere occupato dal treppiede, o cavalletto, come più
comunemente è chiamato. Guardato con soggezione da chi non lo possiede, e
tollerato con malcelata insofferenza dalla maggior parte di coloro che lo usano,
appartiene a quella ristrettissima schiera di accessori che migliorano realmente
il livello delle immagini.
Scomodo è scomodo, nulla da dire. Pesante? Quasi sempre, e
ha la curiosa caratteristica di diventarlo sempre di più, man mano che
trascorrono le ore in sua compagnia. Per quale motivo allora portarselo
appresso? La sua utilità diretta, direi meccanica, è intuitiva, ed è quasi
banale ricordarla: elimina la possibilità di foto viziate dal mosso della
fotocamera (per quello del soggetto, purtroppo, non c’è nulla da fare),
quando si fotografa con tempi lunghi (per convenzione sopra a 1/30 di secondo).
È imprescindibile anche nella fotografia a distanza ravvicinata (fiori,
insetti), situazione in cui la messa a fuoco si fa particolarmente critica, e
movimenti di millimetri possono sconvolgere l’equilibrio di un’inquadratura.
Nella caccia fotografica poi, con teleobiettivi luminosi e
potenti, pesanti di conseguenza, è praticamente obbligatorio, visto che le
lunghezze focali in gioco aumentano sensibilmente il rischio di mosso (il
percorso dei raggi luminosi nella lente è lungo in proporzione). Il treppiede, è appena ovvio, permette di
scattare quando la luce è intrinsecamente scarsa, al crepuscolo, di notte e così
via.
Esiste però un’utilità meno palese, sottotraccia, in
genere scarsamente considerata ma altrettanto importante. Il treppiede, fungendo
come una sorta di zavorra contro le tentazioni della fretta ed gli eccessi del
dinamismo, impone un approccio meditato, obbliga a fermarsi a pensare, a
prendersi del tempo: è uno strumento di riflessione su quello che abbiamo
intorno.
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Il
controllo sull’inquadratura che il treppiede consente ha permesso di
intuire e sfruttare la trama dei massi
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