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    Maestra di vita

    Diverso è bello.

    Pubblicato in "L'Arzigogolo" di set/ott 07, Oasis 172


    Fotografando la Natura ho capito molte cose, ho avuto risposte a domande che non sapevo nemmeno articolare. La sensibilità concentrata attraverso l'obiettivo è una straordinaria antenna che sintonizza con la vita naturale, e i principi che la sottendono. 

    Non solo emozioni, quindi, ma anche insegnamenti. La Natura era magistra vitae, per i Romani, ed é vero anche oggi che il nostro contatto con essa é più raro (o assente). Non parlo di mere nozioni: l'apertura alare dell'aquila, quante uova depone uno struzzo o altre amenità. Intendo, nientemeno, come funziona il mondo.

    Entrare in contatto con l'ambiente attraverso la fotografia é un'occasione di crescita interiore più rilevante della qualità finale delle foto, e anche del fotografare stesso. 

    È passione e amore, una liturgia che ci avvicina alla semplicità dell'assoluto. Vi paiono termini eccessivi, ecclesiali e perciò fuori luogo? Non sono casuali: anche in chi, come me, è ateo, la Natura evoca un imponente senso di religiosità e di reverenza, sentimenti che mutano la fotografia in un atto di consapevolezza; così io mi ci accosto, la rispetto e onoro.

    Capitano nel mio mirino, ad esempio, organismi semplici e altri sofisticati.

    Vedo entrambi vivere la vita con efficienza, seguendo il destino codificato nei loro geni: esistono, si riproducono. Ergo sono specie di successo. Antichi come gli aracnidi o l'albero di Ginko, immutato dal Giurassico, al pari delle orchidee Ofridi, così nuove che ancora non sanno cosa fare da grandi: specie plastiche e in divenire, che complicano la vita di tassonomisti e fotografi (che cercano di capire cos'hanno in archivio). Ognuno compie il suo ciclo con pari importanza e dignità. 

    Ragni e Orchidee: antico e moderno convivono nel presente

    Tutto ciò che vive, semplice o sofisticato, esiste perché adeguato; non c'è un peggio o un meglio, ma solo l'adatto, per usare un termine caro agli evoluzionisti. Il concetto di superiorità assoluta è quindi fallace: ogni valutazione deve essere relativa al contesto cui si riferisce.

    La differenza è un principio essenziale della Natura, che usa la diversificazione come fondamento del diffondersi della Vita. Lo stesso termine "evoluzione" è stato frainteso nel senso di "miglioramento" (vedi "Figli di un dio minore", Oasis 161). La diversità è ricchezza: una verità che l'uomo scorda spesso, così come confonde "superiorità" con "supremazia", purtroppo non per caso. 

    Ci è offerta una grande lezione di tolleranza: sostituite il termine "esseri" con "cultura", "popolo" o "razza". Una lezione che non abbiamo ancora imparato. Il mito del progresso come continuo miglioramento è ancora piegato a strumentalizzazioni, e usato per giustificare la sopraffazione dell'uomo sull'animale e, ancor peggio, dell'uomo sull'uomo: un gioco in cui, guarda caso, ogni contendente riserva a se stesso il vertice dell'ipotetica piramide di valori.