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L'improvvisa e semplice consapevolezza di
quanto sensibilità e capacità di approfondimento del pensiero si fossero
acuite mi mozzava il fiato. Fermarsi e non far nulla per ore ci mette di fronte
a noi stessi; nessuna cortina fumogena, nessun fastidioso rumore di fondo delle
mille cose cui dobbiamo far fronte durante la giornata. Nessuno schermo tra noi
e le nostre sensazioni. La stasi, la contemplazione, il silenzio… sono ciò
che muta il sentire nell'ascoltare, il guardare nel vedere.
Provate a spegnere il televisore e
passare una serata senza parlare, senza fare nulla. È come scendere da un'auto
in corsa e scoprire improvvisamente un mondo prima invisibile, appena fuori
dalla portiera. Provate a fermarvi, durante una camminata, e restare. Vedrete le
cose animarsi: lo scorrere dell'acqua, il passaggio delle nuvole, il passo lesto
di un insetto… La mente allora può vagare e rincorrere quelle costruzioni
ideali che derivano dall'osservazione della Natura. La parola
"contemplazione" trova finalmente una sua dimensione.
Quante ricchezza e profondità ed
emozione perdiamo, nel nostro perenne correre? Quante intuizioni, quante
riflessioni? E ancora: a quanti, dettagli, forme, immagini e soggetti
rinunciamo, passandovi accanto di fretta? Più tempo si resta nell'ozio,
migliore è la nostra percezione, e migliori saranno le nostre foto, per restare
nel tema di questo spazio. La gran parte dell'espressione fotografica dipende
dall'approccio, perché è questo che favorisce l'interpretazione personale, e
conta più dell'uso di un certo obiettivo o una certa esposizione. Non è
difficile padroneggiare la tecnica; meno facile è farsi coinvolgere, lasciarsi
rapire, percepire la complessità e decodificarla, riuscire a "vedere"
i soggetti per interpretarli in modo da rendergli giustizia.
"Sprecare" il tempo è fondamentale per riuscire a viverli prima, e
ben fotografarli poi.
Fate qualcosa: non fate nulla.
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