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Politica. Alzi la
mano chi, anche il più impegnato, non provi almeno un moto di insofferenza a
leggere questa parola, che evoca vicende scomode, personaggi tristi e noiosi in
grisaglia, voci monocordi da telegiornale nei pastoni politici a ora di pranzo.
Questa, tuttavia, è quella che definisco politica con la "p"
minuscola, mentre esiste una Politica con la maiuscola: l'arte della convivenza,
della partecipazione e della gestione della cosa pubblica. La Politica che si
rifà a quei principi basilari della convivenza civile che dovrebbero essere
patrimonio comune dei cittadini di ogni nazione, purtroppo nel nostro paese
misconosciuti e più o meno volontariamente ignorati.
La Politica significa non fermarsi
ai momenti canonici, ancorché fondamentali, della partecipazione (il voto),
così come essere veri cristiani non significa solo andare a messa. La Politica,
è una trama di relazioni, un fluire di vita che ci collega tutti, come fossimo
un ecosistema dal quale non si prescinde in alcun modo, nemmeno facendo finta di
nulla: non ci si può astenere dalle scelte, paradossalmente anche non facendone
alcuna. Avere opinioni su ciò che ci circonda, informarsi, prendere posizione:
questo è Politica, nel senso più puro della parola. Significa preoccuparsi,
farsi carico del benessere di tutti, condividere, e in questo senso cosa c'è di
più importante dell'ambiente in cui viviamo e della sua salvaguardia?
Scegliere la Natura, e la fotografia
per conoscerla, amarla e magari divulgarla, è un'opzione a suo modo forte, nel
panorama culturale italiano e soprattutto in uno scenario occidentale dominato
dal profitto rapace e dalla mercificazione dei valori. Nel nostro piccolo,
fotografare la Natura e farlo "nonostante tutto", è una forma di
impegno e di testimonianza. Attraverso essa impariamo a preoccuparsi delle
conseguenze delle nostre azioni, a vedere le cose in una prospettiva storica, a
superare l'interesse particolare e immediato.
Fotografiamo, allora, documentiamo
la bellezza, la ricchezza, le diversità. Accostiamoci così alla Natura con
occhio più attento, consapevoli dell'importanza di ciò che inquadriamo. Quello
che vediamo esistono ora, forse domani non esisteranno più, o saranno più
povere, confinate in aree più ristrette, più deboli e destinate a soccombere.
Fotografare la Natura è quindi un
gesto "politico", nel senso più ampio e nobile del termine, in un
periodo in cui è sottoposta a temibili attacchi, a livello locale e globale.
Un'epoca in cui, per la prima volta nella storia della Terra, l'uomo
interferisce a livello planetario, e si manifestano in maniera drammatica le
conseguenze di un modello di sviluppo squilibrato e irrazionale.
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