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    Buttiamola in politica

    Pubblicato in "L'Arzigogolo" di nov/dic 06, Oasis 167


    Anche esaltare la bellezza è un modo di fare Politica, con la P maiuscola

    Politica. Alzi la mano chi, anche il più impegnato, non provi almeno un moto di insofferenza a leggere questa parola, che evoca vicende scomode, personaggi tristi e noiosi in grisaglia, voci monocordi da telegiornale nei pastoni politici a ora di pranzo. Questa, tuttavia, è quella che definisco politica con la "p" minuscola, mentre esiste una Politica con la maiuscola: l'arte della convivenza, della partecipazione e della gestione della cosa pubblica. La Politica che si rifà a quei principi basilari della convivenza civile che dovrebbero essere patrimonio comune dei cittadini di ogni nazione, purtroppo nel nostro paese misconosciuti e più o meno volontariamente ignorati.

    La Politica significa non fermarsi ai momenti canonici, ancorché fondamentali, della partecipazione (il voto), così come essere veri cristiani non significa solo andare a messa. La Politica, è una trama di relazioni, un fluire di vita che ci collega tutti, come fossimo un ecosistema dal quale non si prescinde in alcun modo, nemmeno facendo finta di nulla: non ci si può astenere dalle scelte, paradossalmente anche non facendone alcuna. Avere opinioni su ciò che ci circonda, informarsi, prendere posizione: questo è Politica, nel senso più puro della parola. Significa preoccuparsi, farsi carico del benessere di tutti, condividere, e in questo senso cosa c'è di più importante dell'ambiente in cui viviamo e della sua salvaguardia?

    Scegliere la Natura, e la fotografia per conoscerla, amarla e magari divulgarla, è un'opzione a suo modo forte, nel panorama culturale italiano e soprattutto in uno scenario occidentale dominato dal profitto rapace e dalla mercificazione dei valori. Nel nostro piccolo, fotografare la Natura e farlo "nonostante tutto", è una forma di impegno e di testimonianza. Attraverso essa impariamo a preoccuparsi delle conseguenze delle nostre azioni, a vedere le cose in una prospettiva storica, a superare l'interesse particolare e immediato.

    Fotografiamo, allora, documentiamo la bellezza, la ricchezza, le diversità. Accostiamoci così alla Natura con occhio più attento, consapevoli dell'importanza di ciò che inquadriamo. Quello che vediamo esistono ora, forse domani non esisteranno più, o saranno più povere, confinate in aree più ristrette, più deboli e destinate a soccombere.

    Fotografare la Natura è quindi un gesto "politico", nel senso più ampio e nobile del termine, in un periodo in cui è sottoposta a temibili attacchi, a livello locale e globale. Un'epoca in cui, per la prima volta nella storia della Terra, l'uomo interferisce a livello planetario, e si manifestano in maniera drammatica le conseguenze di un modello di sviluppo squilibrato e irrazionale.