|
Mi stupisce sempre quanto tempo la gente spenda a discutere
di attrezzatura fotografica. Le persone hanno fame di pareri su obiettivi,
pellicole, su quale fotocamera sia la migliore e così via. È pur vero che in
fotografia un buono strumento è un importante aiuto, ma resta il fatto che la
fotocamera è una scatola vuota: siamo noi a riempirla di idee e immagini. Di
questo si dovrebbe parlare, mentre la maggioranza è più interessata al mezzo
che non al fine, cioè il significato di una foto, lo sviluppo di un approccio
estetico e mentale, quali sensazioni trasmettere e come farlo.
Questioni che sono l’essenza stessa del fotografare,
soprattutto se è la Natura l’oggetto delle nostre attenzioni. È
un’esperienza classica per chi tenga delle proiezioni: le domande vertono
sempre sulle pellicole usate, se è meglio la marca X piuttosto che la Y, e via
disquisendo. Niente di male in sé e per sé, ma fa riflettere che
l’attenzione sia puntata quasi solo su questo. Girando nei forum di
discussione sul web, la tendenza è ancora più netta: dispute feroci si
scatenano sui minimi dettagli di un attrezzo, si aprono dibattiti addirittura
sui modelli prossimi venturi (che nessuno ha ancora avuto modo di provare).
Cosa può significare? Magari che il fotografo, un po’ come
tutti i consumatori, quando compra un oggetto gli affida le proprie possibilità
di riuscita, sublima in esso le sue insicurezze. Non diventa solo l’acquirente
di uno strumento, ma si trasforma spesso in un crociato del marchio:
difendendolo egli difende le proprie scelte,
e in ultima analisi se stesso, come se le osservazioni sollevate contro
il suo corredo fossero critiche personali.
Meccanismi che gli esperti di
marketing conoscono bene, e che sfruttano per legarci ai loro prodotti, non solo
in fotografia: la logica non è più quella di produrre un bene migliore della
concorrenza. In un mercato caratterizzato dall’appiattimento dell’offerta,
l’obiettivo è vendere all’acquirente un’idea di sé, un feeling, la
confortante sicurezza dell’omologazione ad un modello, una tribù cui
appartenere.
|
|
Uno
scatto realizzato con una fotocamera meccanica del ’70. La fotocamera è
solo una scatola vuota: tocca a noi riempirla di emozioni
|
|

|
|