|
La fotografia non è
una rappresentazione oggettiva: si scelgono inquadratura, luce, sfondo, ma
soprattutto si sceglie sempre un soggetto ideale, nelle belle immagini che
appaiono nelle riviste patinate (inclusa questa), scelto in maniera accurata. Si
fotografa il fiore più grande e colorato, senza difetti; l'animale è nel pieno
della sua forma; il paesaggio regolarmente incontaminato.
Forse è inevitabile,
quando si vogliano trasmettere bellezza e grazia, che scelgano i loro campioni.
Forse è inevitabile che la comunicazione avvenga attraverso la semplificazione:
non si possono affrontare tutti gli aspetti dello scibile analizzandolo per casi
singoli. È comprensibile tendere all'ideale, soprattutto con le immagini: non
si racconta quello specifico ghepardo o orchidea, ma la specie
"Ghepardo", l'ideale di una "Orchidea"; si esprime ciò che
incarna tutti i ghepardi e le orchidee. Lo specifico individuo, quello che si è
trovato per almeno un centoventicinquesimo di secondo davanti all'obiettivo,
cessa di esistere come tale e diventa tutti i suoi consimili, simbolo della
specie. Il prescelto deve quindi essere "rappresentativo".
Si rischia, tuttavia,
di restituire un'immagine falsata, di suggerire che tutto sia fatto di questa
stoffa. Che tutti i fiori, gli animali e i paesaggi siano perfetti e fotogenici.
Si creano, in sostanza, falsi modelli, nozioni monche; la percezione è
limitata, come sempre avviene quando si generalizza, ed è la regola nella
comunicazione di massa.
La realtà è
diversa, e molto più complessa. Non si esaurisce nella sua rappresentazione, in
qualsiasi campo dell'informazione. Vediamo solo una minuscola finestra che
scorre sullo sfondo di un mondo più vasto, articolato, ricco di sfaccettature,
inquadrando di volta in volta solo una porzione infinitesimale di esso,
accuratamente selezionata per essere piacevole, oltre che
"rappresentativa" (almeno secondo chi questa scelta la fa).
|
|

L'altra
faccia delle vacanze: anche la morte fa parte della realtà. In questo
caso quella di un Chiurlo.
|
|