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Le Isole Lofoten - Lofoten Islands |
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"[..] una parete di scintillante roccia nera a strapiombo su un precipizio, di quattro o cinquecento metri al di sopra del mondo di rocce sottostanti." Edgar Allan Poe, Una discesa nel Maelström. |
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Masse incombenti di basalto scuro, levigate e verticali, triangolari come denti aguzzi, che si ergono strapiombanti per centinaia di metri sulla verticale del mare, disposte in una lunga teoria come scaglie del dorso di un immenso drago di qualche saga nordica, e si offrono allo sguardo di chi arriva per mare come una muraglia turrita e senza fine. Ai loro piedi, abbarbicate a residui lembi di terra verde o direttamente sulle rocce, grumi di case colorate ospitano una piccola ma tenace comunità che da esse si muove su piccole barche, come intorno ad un alveare le api. |
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Ospitato dai pescatori di Røst per alcuni mesi, Quirino entra in contatto coi loro usi e costumi, che descrive nel suo diario, e con l'oro bianco delle isole, il merluzzo, che riporterà in patria sotto forma di stoccafisso, dà probabilmente la stura a quella tradizione culinaria che lega in modo così peculiare la gastronomia popolare italiana a questa remota plaga nordica. Le Lofoten sono divenute negli ultimi anni una meta turistica, anche grazie a questi legami con la cultura italiana; il contatto è però spesso sbrigativo, superficiale. I traghetti scaricano i grandi pullman che usano le isole come alternativa alla via continentale per raggiungere lo stereotipato traguardo dei viaggi boreali: Capo Nord; le portiere scorrono e vomitano frotte di turisti che spendono pochi minuti fotografando le rorbu sulla scogliera e comprando cartoline. Poi, con la stessa rapidità e sincronia di un banco di aringhe, riguadagnano il ventre dell'astronave madre e ripartono. Le Lofoten richiedono altra attenzione: la luce reclama dedizione, costanza e voglia di prender vento, il clima, fatalismo spalmato lungo i giorni di cattivo tempo, il paesaggio, sensibilità per gli spazi e le proporzioni del luogo. Solo così si potrà apprezzarne in pieno il carattere e il fascino struggente. |
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Le isole godono di un clima temperato che fa dimenticare la loro elevata latitudine, pari, ad esempio, a quella delle zone settentrionali del Canada, e decisamente superiore a quella dell'intera Islanda, isola che nonostante la fama di terra di ghiaccio (Ice Land), giace interamente a sud del Circolo Polare. Di questo l'arcipelago deve ringraziare il benefico influsso della Corrente del Golfo, che lo rende abitabile in ogni stagione dell'anno. La dorsale montuosa è oltretutto orientata secondo una direttrice verticale nord-sud, e funge come una sorta di immenso sbarramento tra l'aria umida e fredda proveniente dall'oceano e quella più temperata all'interno; climi differenti arrivano a coesistere nello stesso momento, sui due diversi versanti delle isole. Ad ovest del Lofotveggen, il "muro delle Lofoten", nuvole basse, nebbia umida e temperature invernali; nella parte orientale il sole e un clima primaverile. |
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La disposizione orografica delle isole enfatizza anche la particolare luce che caratterizza i luoghi, una luce che attrae da sempre pittori e scrittori per la sua limpidezza e i suoi toni; quando il sole è basso ad occidente i suoi raggi dardeggiano tinte pastello attraverso la coltre nuvolosa che turbina all'uscio delle cime, un grande spettacolo di luce in movimento, mentre allo zenith l'azzurro del cielo sereno vira mano a mano verso l'indaco della notte estiva. E ancora il sole di mezzanotte, e d'inverno la magia fatata dell'Aurora boreale, rendono il cielo altrettanto protagonista della scena di quanto lo sia il mare, con la linea montuosa a fare da cerniera tra i due mondi. |
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Sole e nuvole giocano su Hamnøy |
Arcobaleno presso Fiskebol |
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"Prendono fra l'anno innumerabili quantità di pesci [..] I stocfisi seccano al vento e al sole senza sale [..] ed è grande e inestimabil mercanzia per quel mare d'Alemagna" dal Diario di Pietro Quirino. |
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Il merluzzo viene pescato da ben prima del travagliato approdo di Quirino. Le prime notizie risalgono ai secoli dopo l'anno mille; pare inoltre che il merluzzo essiccato abbia avuto un ruolo fondamentale nei viaggi per mare di quel popolo vichingo, che, è ormai assodato, scoprì l'America settentrionale (Vinland, nella loro lingua), diversi secoli prima di Colombo, e del quale restano sulle stesse Lofoten importanti testimonianze a Borg (Vestvågøy). Pare quindi che il merluzzo abbia in qualche modo contribuito a privare l'Italia di un tradizionale merito storico, anche se l'ha poi ripagata in un modo diverso, e così le Lofoten stesse. |
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Rorbu abbarbicate sulle rocce della costa, presso Hamnøy |
La pesca, Lofotfisket, richiama pescatori da tutta la Norvegia e oltre, nonostante la gestione attraverso quote (necessaria per rallentare il depauperamento delle popolazioni ittiche) abbia costretto ad un ridimensionamento del prelievo rispetto agli anni passati, anni in cui trentamila pescatori e seimila imbarcazioni affollavano il Mare del Nord. Le rorbu, le tipiche casette in legno dipinte di rosso, costruite su palafitte direttamente sull'acqua per facilitare il carico e scarico del pescato, si affollano nei mesi invernali di pesca; le stesse abitazioni, ripulite ma ancora gravide di sentori di mare, ospiteranno nei mesi estivi i turisti, che insieme al merluzzo rappresentano la principale risorsa economica dell'arcipelago, e ci si passi l'irrispettoso accostamento. Il pescato viene appeso sui grandi e complessi graticci in legno che fanno ormai parte integrante del panorama delle isole; il clima qui è ideale per l'essiccazione all'aperto, durante la quale il pesce perde il 70% del peso in acqua mantenendo tuttavia inalterate le sue proprietà nutritive. |
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Gli abitanti amano lavorare all'aria aperta, e milioni e milioni di carcasse vengono appese interamente a mano, con i rilievi ancora innevati di marzo a fare da contorno, e ugualmente a mano vengono riposte e lavorate un paio di mesi più tardi. L'85% dello stoccafisso che si ottiene è esportato in Italia, che rappresenta il mercato più importante per i pescatori delle Lofoten; il secondo mercato mondiale è curiosamente la Nigeria, dove arrivano i pesci di qualità più scadente, e soprattutto le loro teste, che nel paese africano sono diventate una sorta di piatto nazionale, ed elemento di sostentamento fondamentale. |
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Baia di Fredvang |
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"In cinque minuti l'intero mare fu travolto da una furia incontrollabile [..] il vasto letto delle acque si fondeva e si divideva in mille torrenti in lotta tra loro, esplodendo all'improvviso in frenetiche convulsioni - gonfiandosi, ribollendo, sibilando - roteando in innumerevoli , giganteschi vortici…" Edgar Allan Poe, Una discesa nel Maelström. "Il maelström! Poteva forse suonarci all'orecchio un nome più spaventoso? [..] Non so come il canotto sfuggì al formidabile risucchio del maelström, ma quando rinvenni mi trovai coricato nella capanna di un pescatore delle Lofoten". Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari. Come si è detto poc'anzi, l'arcipelago è orientato verticalmente; allo stesso modo in cui le masse d'aria trovano un confine, lo stesso avviene tra l'elemento liquido. In entrambi i casi ciò che ne risulta è uno scontro, un travaso, un ribollire. Tra Moskenesøy e Vaerøy la dorsale si inabissa lasciando libera un'area di mare sotto la cui superficie, tuttavia, si nascondono cime sommerse. Questa conformazione crea uno sbarramento non visibile che delimita l'oceano aperto dal vasto braccio di mare tra le isole e la costa continentale; al cambio della marea l'enorme massa d'acqua dell'Atlantico settentrionale fluisce verso le isole, preme sui rilievi sommersi da cui viene ostacolata e travasa quindi repentinamente nell'altro lato, creando correnti violentissime e furiose e immensi gorghi. È il Maelstrøm che così tanto ha colpito l'immaginazione romantica di Poe, e che Verne usa come strumento del destino del Nautilus nel suo "Ventimila leghe sotto i mari", entrambi citando, forse inconsciamente, la vicenda reale che quattrocento anni prima coinvolse Pietro Quirino. Lo stesso fenomeno, su scala appena più ridotta ma ugualmente impressionante, può essere comodamente osservato a Saltstraumen, lungo la costa norvegese a pochi chilometri da Bodø, dove ci si imbarca per le Lofoten: una deviazione che ripaga ampiamente. |
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Rorbu ad Å, il villaggio con il nome più corto della Norvegia, e non solo. |
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"In questa regione vi è copia infinita di uccelli bianchi [..] i quali per natura conversano e dimorano volentieri dove abitano le persone [..] Questi uccelli par che si paschino e nudriscono solo del stridare, tanto continuamente cinguettano." dal Diario di Pietro Quirino. |
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I gabbiani tridattili nidificano anche sui cornicioni delle abitazioni |
Quirino si riferisce ovviamente ai gabbiani tridattili, i vociferi laridi così adattabili da nidificare sui cornicioni delle case, e ampiamente diffusi nelle isole. Paesaggio, tradizioni e riferimenti storici infatti non esauriscono il novero delle meraviglie delle Lofoten. Questa testa di ponte gettata in uno dei mari più pescosi del continente non poteva non essere il luogo ideale per ospitare una ricca popolazione di animali legati all'ambiente marino, e in particolare gli uccelli. Oltre alle presenze tradizionali della costa norvegese, come l'aquila di mare (qui ben rappresentata) e i labbi, o quelle legate all'orizzonte montano, come l'aquila reale e la pernice bianca, le Lofoten ospitano nell'arcipelago di Røst, all'estremo meridione, la più importante colonia di uccelli marini d'Europa. Qui due milioni e mezzo di creature alate si riproducono sulle erte falesie, occupandole secondo una precisa gerarchia in un mulinello perenne di schiamazzi e vorticar d'ali: i pulcinella di mare sull'orlo dei prati erbosi che ricoprono il culmine delle isole, poi le urie comuni, le gazze marine e ancora i gabbiani tridattili, scendendo verso il mare con i marangoni dal ciuffo. |
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Qui, sfortunatamente per loro e per tutti noi, entrano in competizione con l'uomo nello sfruttamento della risorsa principe di questo mare: il pesce. Un eccessivo prelievo, legato alla pesca industriale dei piccoli pesci di banco che rappresentano la base alimentare di gran parte degli uccelli coloniali, ha infatti verosimilmente causato il recente e drastico ridimensionamento numerico della popolazione alata; ciononostante l'arcipelago è giustamente una meta di pellegrinaggio obbligata per ornitologi, birdwatcher o semplici amanti della natura da tutto il continente. |
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Pulcinella di mare |
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Nella più schietta tradizione di una terra che poco offre ai suoi abitanti, e quel poco a prezzo di dure fatiche, a Røst e a Vaerøy ciò che ora é oggetto di culto naturalistico é stato per secoli fonte di cibo. L'aquila reale era cacciata fino a qualche anno fa, con una tecnica che bene si accompagna alla rudezza dei luoghi: nascosto in una buca, allettato l'animale con un'esca, il cacciatore catturava il regale uccello a mani nude, afferrandone gli artigli. La caccia al pulcinella di mare era addirittura alla base del sostentamento, al punto che sulle isole veniva utilizzata una particolare razza di cani da tana dotati di 6 dita per ogni zampa per potersi meglio intrufolare nei cunicoli in cui nidificano i pulcinella. Di questa caccia tradizionale si ha testimonianza scritta da parte di un altro viaggiatore italiano: Francesco Negri, un sacerdote che nel 1664 arrivò in Lapponia passando per le Lofoten. Le parole che usò per descrivere il Nord tutto ben si adattano anche alle Lofoten in particolare: "[..] dunque è forza che quel paese abbia qualità agli altri non comuni, ma singolari; dunque sarà la più curiosa parte del mondo per osservarsi". |
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