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La Montagna nel Mare - Mountain in the Sea


Il lago Jostavatnet, in uno dei paesaggi più tipici del Fjordland interno.

C’è un posto in Europa dove è possibile scalare un ghiacciaio a pochi chilometri dal mare, in alcuni casi passando direttamente dalla barca ai ramponi; c’è un posto in Europa dove è possibile vedere i delfini saltare e dietro di loro la neve rivestire le montagne. Una terra singolare, un paese di pescatori che ha dato i natali ad alpinisti, esploratori e sciatori, in un singolare corto circuito tra l’ambiente marino e quello della montagna tipicamente alpina. Parliamo dell’Alaska europeo: la Norvegia e i suoi fiordi.

Cos’è un “fiordo”? In poche parole è la tipica valle montana di origine glaciale, in questo caso particolarmente lunga e profonda, in cui il mare si è incuneato. Detto così suona scontato, quasi banale, ma la Norvegia è un paese quasi interamente montuoso che si affaccia sull’Oceano Atlantico per tutta la sua interminabile lunghezza. Il risultato di questa combinazione di fattori è un’infinita linea di costa tormentatissima e frastagliata, a complicare la quale, oltre a fiordi profondi anche centinaia di chilometri, contribuiscono quasi 50.000 isole riunite in una miriade di arcipelaghi più o meno coerenti.

Dal punto di vista paesaggistico il tutto si traduce nella nazione che offre gli scenari più sensazionali dell’intero continente, di cui il fiordo resta uno degli elementi caratteristici lungo tutto il territorio, dalle plaghe artiche ai confini con la Russia, a quella schiena di drago che sono le isole Lofoten. Una zona tuttavia, per estensione, dimensioni del fenomeno e dislivelli in gioco ne rappresenta la patria elettiva: il Fjordland, la “terra dei fiordi”, che corrisponde grosso modo alla criniera della sagoma leonina disegnata dalla penisola scandinava.

Il popolo norvegese, insieme pescatore e agricoltore per tradizione e conformazione geografica, appartiene ad una nazione semplice e legata alla tradizione, ma al tempo stesso tecnologicamente avanzata e ricchissima grazie al petrolio che viene estratto abbondante dalle piattaforme disseminate lungo la costa. Di questa ricchezza tecnologica, ad ogni modo, non v’è traccia nei segni che l’uomo ha lasciato nel paesaggio dei fiordi, che pare sospeso in un idilliaco limbo senza tempo. 

Fattorie, coltivazioni e frutteti in fiore sono abbarbicati alle falde di imponenti massicci montuosi che sorgono direttamente dal mare; non dimentichiamo che questa, considerata in Europa meridionale come una regione nordica per eccellenza, corrisponde in realtà al “meridione” scandinavo, terra del sole e dell’agricoltura.

Le regioni norvegesi sarebbero le “Montagne russe” in un ideale Luna Park europeo, al punto che qualcuno ha definito a ragione la Norvegia “terra verticale”. La visita è un perpetuo saliscendi dal livello del mare a quello delle nevi, in un succedersi continuo di emozioni visive. A dispetto della tormentata orografia la rete viaria è estesa, le strade scorrevoli e magnificamente progettate (alcune esplicitamente a scopo panoramico), cosa che rende il viaggio oltremodo godibile.

Oslo, Parco Vigeland

Gli itinerari per visitare il paese dei fiordi sono innumerevoli, e infinite le varianti, tanto tormentata è la linea della costa e vasta l’area in questione; parliamo di una regione paragonabile per estensione alla Svizzera. Iniziamo col citare uno dei siti più noti, ma che resta fuori dal tragitto descritto di seguito: Prekestolen, il “Pulpito”; collocato nel Lysefjorden nei pressi dell’industriale città di Stavanger, é uno spettacolare balcone di roccia che si protende su una stretta lingua di mare di una quarantina di chilometri, con una vista tra le più eclatanti della Scandinavia. È purtroppo defilato rispetto alle tradizionali direttrici stradali e turistiche che portano nel cuore del Fjordland.

Seguiamone allora una tra le più classiche, che tocca alcuni dei punti più rappresentativi: lasciataci alle spalle Oslo con le sue bellezze storiche e artistiche (imperdibile il Parco delle Statue di Vigeland), e le verdi valli che conducono attraverso la contea di Buskerud tra boschi e borghi agresti, ci dirigiamo verso la costa occidentale. 


Dopo il centro di Geilo la strada sale rapidamente sino agli oltre 1.000 metri di altitudine del Parco Nazionale dell’Hardangervidda; è questo il più vasto altopiano montano dell’intero continente europeo (3.422 Kmq), molto popolare nel paese anche grazie alla sua collocazione tra due delle città principali. Dispone di rifugi e sentieri segnalati, e permette di immergersi in un ambiente incontaminato di tundra aperta in cui è possibile, unico sito dell’intera Scandinavia, ritrovare sparuti branchi di renna nella sua forma selvatica originaria; infatti questo noto cervide, icona tipica delle terre nordiche, è in realtà un animale semidomestico asservito alla sussistenza dei pastori Sami, da noi conosciuti come Lapponi. Nell’altopiano è possibile anche imbattersi nel Piviere tortolino, tipico uccello delle pietraie d’altura, molto raro al di fuori della penisola scandinava.

L'altopiano dell'Hardangervidda, uno dei Parchi nazionali più popolari del paese

La discesa dall’altopiano verso l’Hardangerfjorden è frenetica, e regala un assaggio di cosa significhi muoversi in questa terra; percorrendo la Mabodalen (dalen = valle, nella lingua locale) si scendono più di mille metri di altitudine in una decina di chilometri. Prima di arrivare al livello del mare è d’obbligo una sosta alle cascate di Voringfossen, maestose per dimensioni e per le grandiose proporzioni del sito. Arrivati a Eidfjord si è arrivati anche al mare, che si tocca per la prima volta (e siamo a più di cento chilometri nell’interno del paese). Le strade lungo i successivi Sørfjorden e Hardangerfjorden sono punteggiate di ciliegi; nella giusta stagione i figli dei fattori vi attendono lungo la strada costiera per vendervi le gustose drupe, neanche fossimo nella più mite delle regioni agricole. La Corrente del Golfo consente la coltivazione della frutta a latitudini altrimenti ostiche: alla stessa altezza altre regioni della terra sono soggette a climi molto più rigidi.

Zigolo di Lapponia

Piviere tortolino

Che si scelga l’uno o l’altro lato per costeggiare il lungo fiordo, la meta finale è Bergen; la città è moderna ma di aspetto piacevole, adagiata su una serie di colli e contornata, manco a dirlo, da numerose cime montuose, alcune raggiungibili in teleferica. Con un trenino a cremagliera (Fløybanen) è possibile salire sino a godere di uno splendido panorama della città e della rada. Altre frecce al suo arco sono il Bryggen, sfilata di vecchi magazzini risalenti al ‘600 e Patrimonio dell’Unesco, e il mercato del pesce, così inflazionato dal turismo da aver perso per la verità gran parte del suo fascino di attività tradizionale; anche l’Acquario Civico merita una visita non frettolosa. È bene tener presente che Bergen vanta, si fa per dire, una sorta di primato per quanto riguarda i giorni di pioggia annui, a causa della sua posizione a ridosso dell’oceano.


Bergen: le seicentesche case del Bryggen

Lasciata Bergen e i suoi frequenti acquazzoni, la meta è il Sognefjorden, il più profondo fiordo norvegese, che penetra nell’interno per ben 200 chilometri, come un lungo squarcio azzurro nella carne del paese. Passati i centri di Dale e Voss e discesa la splendida Naerøydalen, si giunge a Gudvangen, da cui si prende il ferry automobilistico che percorre il Naerøyfjorden. È questo, a giudizio di chi scrive, il più scenografico tra i fiordi norvegesi. Le pareti sono strapiombanti, e si avvicinano e allontanano in un continuo gioco a rimpiattino; dove la pendenza concede qualcosa le fattorie, alcune delle quali abbandonate, si alternano ai frutteti. Il paesaggio è curiosamente simile ad alcuni scorci della Svizzera, come ad esempio il Lago dei Quattro Cantoni, ma con proporzioni del tutto diverse. Sono i pescatori, i gabbiani, le meduse, a ricordarci che di mare si tratta, e non di acqua dolce. E non di un mare qualsiasi, ma dell’Oceano Atlantico; come a ribadirlo, ecco le pinne dorsali di un gruppo di delfini, non rari da osservare durante i molti passaggi in traghetto, come pure le focene. 

Basta poco perché lo sguardo indugi incerto tra gli smisurati panorami e la superficie del mare, alla ricerca di un avvistamento emozionante. Due ore e mezzo dura la normale traversata sino all’antico borgo di Laerdalsøyr, un sorta di vera crociera in sedicesimo; da qui risalendo la valle del torrente Laerdalselva, uno dei più noti per la pesca al salmone, si giunge a Borgund, piccolo borgo che annovera il miglior esempio di antica chiesa lignea norvegese (Stavkirken), tra le molte che le regioni meridionali offrono, e di certo il più noto. 

Con l’ennesimo saliscendi risaliamo verso il lago Vangmjøsa, uno dei molti che punteggiano le zone montuose dell’interno; da qui iniziamo il periplo ideale della regione del Jotunheimen, l’area montuosa protetta da un parco nazionale che conta le più alte vette della Norvegia. Per compiere questo itinerario imbocchiamo la ripida strada panoramica dello Slettefjell (fjell = altura), che ci porta rapidamente oltre il limite della vegetazione per discendere altrettanto repentinamente verso Bygdin.

La chiesa lignea di Borgund in notturna.

Una Focena solca le acque dove si riflette la neve delle cime.

Lungo il tratto di strada che da qui ci conduce verso nord si incrociano molti laghi, alcuni visitabili in battello, basi di partenza per le escursioni nel parco nazionale. Il paesaggio è aspro, sconfinato, una tundra aperta dove lungo la strada non è difficile imbattersi nel Falco smeriglio o nella Pernice bianca nordica, oppure osservare i volteggi della Poiana calzata. A Lom, dove è presente un’altra rimarchevole Stavkirke, imbocchiamo la Sognefjellvegen, la strada panoramica che porta al punto più elevato raggiungibile con una carrozzabile, il Sognefjell, appunto.

Il lago Gjende, all'interno del Parco Nazionale dello Jotunheimen, che ospita le vette più alte del paese.

A mano a mano che la strada si inerpica assistiamo ad un veloce avvicendamento di fasce vegetazionali, una situazione tipica della Norvegia, dove l’elevata latitudine comprime i piani climatici. La foresta diviene rapidamente sempre più rada; si arriva in breve al limite degli alberi, e si intravede la prima neve lungo la strada. Ogni tornante cambia la prospettiva e con essa si schiudono davanti ai nostri occhi nuovi maestosi scorci, in un percorso segnato da innumerevoli cascate. Al culmine del tragitto si è proiettati verso un orizzonte di cime innevate, tra un mosaico di laghi ancora parzialmente coperti di ghiaccio. Siamo a 1.434 metri di altitudine, e alla stessa altezza della strada l’occhio si posa sulle lingue terminali dei ghiacciai.


I ghiacciai del Sognefjell

L'orlo del ghiacciaio Jostedalen e il mare.

Inutile dire che una nuova discesa, stavolta realmente vertiginosa (meglio accertarsi preventivamente della perfetta efficienza dei freni), ci riporta in breve al mare, lungo quel delizioso Lustrafjorden che è la propaggine più interna del Sognefjorden, lasciato alle nostre spalle a Laerdalsøyr. Anche in questo caso si tratta di una parentesi, perché siamo ai piedi del vastissimo ghiacciaio Jostedalen, parco nazionale anch’esso; le seraccate occhieggianti dall’orlo montuoso sovrastante ci accompagnano per un lungo tratto nel percorso che da Kaupanger ci conduce prima a Byrkjelo e poi a Olden, base per l’escursione che ci conduce alla famosa estremità glaciale di Briksdal. Dal termine della strada un comodo sentiero permette l’esperienza di mettere i piedi sul ghiacciaio, e questo solo una ventina di chilometri dopo aver lasciato il mare. Usiamo la dovuta cautela visto che siamo sopra ad una massa di ghiaccio in continua trasformazione, per quanto impercettibile. Volendo è possibile effettuare delle escursioni di varia durata, dopo un breve ma energico corso sull’uso dei ramponi.

Il celeberrimo Geirangerfjord

Hellesylt e la sua cascata

Discendiamo ancora al mare, dirigendoci prima verso Stryn e poi, dopo ulteriori saliscendi, lungo il vorticoso scivolo costituito dalla strada che scende al famoso Geirangerfjorden. Questo fiordo, la cui notorietà non è forse proporzionata alla reale attrattiva, è un budello lungo e sinuoso impreziosito da numerose cascate che precipitano in mare, lungo il quale si snoda un notevole traffico di traghetti e navi da crociera. Lo si percorre con il normale ferry automobilistico che sbarca a Hellesylt, nota per la bella e ampia cascata.

L’ultima perla dell’itinerario è rappresentata dalla Trollstigveien, un percorso stradale che attraversa la splendida zona montana del Trolltindane, una delle maggiori attrazioni della nazione dal punto di vista dell’arditezza del progetto e delle vedute che consente. Una volta scesi a Andalsnes si potrà imboccare la verdissima Romsdalen che riporta verso sud-est e verso Oslo…

Borgo illuminato da una lama di luce nello Hjorundfjorden

Sennonché il consiglio è di posticipare la Trollstigveien e da Hellesylt dirigersi piuttosto verso ovest, passando da Saebo, dove le capre brucano sui tetti erbosi del Sagafjord Hotel, e poi per Ørsta, arrivando al mare aperto e ad una piccola isola in particolare: Runde. Collegata alla terraferma da un ponte fisso, Runde è un nome che forse dice poco al normale turista, ma che riveste una grande importanza per l’appassionato di natura. Qui infatti è possibile ammirare uno degli spettacoli più formidabili e caratteristici della natura nordica: il lato occidentale dell’isola, costituito da strapiombanti falesie, ospita una delle più grandi colonie europee di uccelli marini. Qui due milioni e mezzo di uccelli si concentrano per la riproduzione, che raggiunge il suo acme tra giugno e luglio; qui è possibile sporgersi dall’orlo della falesia in mezzo ai Pulcinella di mare e alle Urie; qui, ancora, è possibile assistere alla pesca acrobatica delle Sule, e al volo dell’Aquila di mare, che nella Norvegia costiera ha la sua roccaforte europea; qui, infine, dalla barca che compie il periplo dell’isola si ammira il Falco Pellegrino in caccia, e la surplace infinita del Fulmaro. Un’esperienza indimenticabile che vale senza dubbio la deviazione richiesta.

Case a Runde

Informazioni pratiche

Il periodo migliore per la visita dei fiordi va da maggio ad agosto; va tenuto presente che alcune strade panoramiche in quota sono chiuse sino ad estate inoltrata. In primavera le temperature possono essere saltuariamente rigide, ma in genere il clima è mite, favorito dalla presenza del mare e della Corrente del Golfo.

La Norvegia è un paese ideale per il turismo itinerante. Distributori e minimarket si succedono con cadenza regolare; le cabine telefoniche sono efficienti e facilmente reperibili (diffuso l’uso di carte telefoniche prepagate). Il paese è servito da numerosi gestori di telefonia cellulare e la copertura è ottima ovunque.

Pulcinella di mare

Lungo la strada si trovano facilmente motel ed alberghi di varia categoria, soprattutto lungo le strade più frequentate. Per chi può permettersela, una sosta presso uno degli Hotel storici è caldamente consigliata. Un’alternativa economica è rappresentata dai cottage in legno (Hytte in norvegese, normalmente disponibili in tutti i campeggi o singolarmente presso fattorie e case private), che sono una vera e propria istituzione in Scandinavia. Si disporrà in questo modo di almeno 4 posti letto a castello, frigorifero, piastre elettriche: una soluzione sportiva e altamente raccomandabile. I campeggi sono diffusi capillarmente, e spesso collocati in splendidi contesti paesaggistici. Dal punto di vista della cartografia, ottime le carte automobilistiche della Cappelen in scala 1:400.000, che con 5 fogli coprono la totalità della Norvegia. Carte escursionistiche più dettagliate sono reperibili nelle varie località. www.visitnorway.com, infine, è il sito del Norwegian Tourist Board.

© Vitantonio Dell'Orto 2004

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